Prima Ora - Notizie del 5 giugno 2026

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Il DDL sul consenso informato e la sfida di una burocrazia generativa

Vent’anni passati tra i corridoi della scuola pubblica ti insegnano a sviluppare un sesto senso: capisci subito quando una norma si trasformerà nell’ennesimo “adempimento-scudo” per proteggere i Dirigenti dai ricorsi o se, al contrario, costringerà la comunità educante a fare un salto di qualità.

L’approvazione definitiva del DDL Valditara sul consenso informato preventivo per i progetti su affettività e sessualità viene celebrata da una parte come una “vittoria storica” della libertà educativa familiare e temuta dall’altra come un bavaglio ideologico. Ma chi la scuola la governa e la abita ogni giorno sa che la realtà non si divide in tifoserie. La realtà è fatta di scadenze, delibere del Collegio Docenti, gestione del dissenso e, soprattutto, del diritto costituzionale all’istruzione e all’inclusione di tutti gli alunni.

Il rischio reale? Trasformare la scuola in un modulificio sterile. Se ci limitiamo a mandare a casa l’ennesima “crocetta” da firmare, abbiamo fallito tutti: docenti, dirigenti e famiglie.

La pedagogia interculturale e la gestione dei Bisogni Educativi Speciali (BES) ci insegnano da anni che l’alleanza con le famiglie non si costruisce per sottrazione, ma per esplicitazione. Ecco come possiamo governare questa svolta, unendo la rigidità burocratica all’innovazione didattica.

La cassetta degli attrezzi burocratica: Il Protocollo d’Istituto

Non possiamo aspettare che ogni singolo progetto si trasformi in una trincea. Le scuole autonome devono muoversi d’anticipo. La soluzione non è rincorrere le autorizzazioni di volta in volta, ma redigere un Protocollo d’Istituto per il Partenariato Educativo e la Trasparenza Progettuale, da allegare al PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa).

Ecco la struttura che propongo a livello organizzativo:

“[PTOF: Piano Triennale dell’Offerta Formativa]

       │

       ├──> [Protocollo d’Istituto per la Trasparenza]

       │ │

       │ ├──> Matrice di Classificazione dei Progetti (Core vs. Extra)

       │ ├──> Il “Patto di Corresponsabilità 2.0” (Integrazione DDL)

       │ └──> Linee Guida per le Attività Alternative (Gestione dell’esonero)

1. La matrice di Classificazione” dei progetti

Il Collegio Docenti deve mappare rigidamente le attività.

Curricolo Standard: Tutto ciò che rientra nelle Indicazioni Nazionali (es. le scienze, l’educazione civica, il rispetto dell’altro) non è soggetto a veto. Fa parte del diritto allo studio.

Progettazione Extra-Curriculare / Esperti Esterni: È qui che scatta il DDL Valditara. Il Protocollo deve stabilire che ogni progetto su affettività e salute sia depositato in segreteria con almeno 30 giorni d’anticipo, completo di curriculum dell’esperto, materiali didattici utilizzati e bibliografia. I genitori hanno il diritto di “sfogliare” il progetto prima di firmare.

2. Il “Patto di Corresponsabilità 2.0”

Invece di un foglio volante del tipo “Autorizzo/Non autorizzo”, il modulo di consenso deve essere integrato nel Patto di Corresponsabilità firmato a inizio anno. Si esplicitano le aree tematiche e si offre una scelta binaria chiara, legata però a una proposta alternativa automatica.

3. La gestione pratica in classe: l’errore dell’esclusione e la via della didattica inclusiva

Cosa succede se la famiglia del piccolo Ahmad o della giovane Sofia firma il “No”? Come ex referente BES, la mia preoccupazione principale è lo stigma. Non possiamo permettere che durante l’ora del progetto i bambini “non autorizzati” vengano parcheggiati in corridoio o nella classe a fianco a fare i compiti. Sarebbe una sconfitta pedagogica e una violazione del benessere dell’alunno.

L’alternativa parallela e speculare

Se il progetto d’aula verte, ad esempio, sulla prevenzione del bullismo e il contrasto agli stereotipi (e viene rifiutato perché percepito come ideologico), la didattica alternativa non deve essere una punizione.

Il docente di classe deve attivare un percorso parallelo sull’Educazione alle Relazioni e all’Empatia, basato sulla letteratura classica o sulla narrazione (es. compiti di realtà sulla gestione dei conflitti nel gruppo dei pari). L’obiettivo formativo resta lo stesso (imparare a stare con gli altri nel rispetto), ma la metodologia rispetta la sensibilità genitoriale.

Oltre la Carriera Alias: la centralità della persona

Il dibattito chiede un blocco della Carriera Alias. Ricordiamoci però che dietro gli acronimi e i regolamenti ci sono adolescenti in carne e ossa, spesso in situazioni di profonda sofferenza espressa o inespressa (BES). La scuola non ha il compito di ideologizzare, ma ha il dovere di tutelare il benessere psicofisico dei minori. Prima ancora dei regolamenti burocratici, applico la Pedagogia dell’Ascolto: lo spazio di ascolto psicologico e la mediazione con la famiglia restano gli unici strumenti legali e umani per gestire le transizioni, senza fughe in avanti burocratiche ma senza abbandoni terapeutici.

Conclusione: Dal conflitto alla co-progettazione

Le 65.000 firme della campagna “Mio Figlio No” non vanno lette come un attacco alla scuola, ma come il sintomo di una frattura di fiducia che va sanata. La paura del “genere fluido” o dell’ideologia spesso nasconde il timore che la scuola escluda i genitori dalle scelte valoriali più intime.

La mia ventennale esperienza mi dice che la trasparenza totale disinnesca il 90% dei conflitti. Quando i genitori vedono che dietro la parola “affettività” non ci sono teorie astratte, ma il tentativo di insegnare ai loro figli a non comunicare tramite insulti sui social e a rispettare il corpo proprio e altrui, la collaborazione scatta quasi sempre.

Accogliamo il DDL Valditara non come un limite alla nostra libertà d’insegnamento, ma come l’occasione per tirare fuori i progetti dai cassetti, mostrarli alla luce del sole e dire alle famiglie: “Questo è quello che facciamo per il bene dei vostri figli. Facciamolo insieme”.

Valentina Mazza

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