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Il decreto salva-precari non piace al M5S? I sindacati alzano la voce: intervenga Conte

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Non ci sarebbe un motivo tecnico alla base del ritardo dell’approdo in Consiglio dei ministri del decreto legge salva precari, che ha come misure principali l’avvio dei Pas abilitanti, del secondo concorso straordinario dell’infanzia e primaria, oltre che quello della secondaria, le proroghe di supplenza ai diplomati magistrali che potrebbero decadere, il mantenimento di un ulteriore anno delle graduatorie di merito dei concorsi del 2016 e altro ancora, sempre per andare incontro alle tante tipologie di precari coinvolti.

Tante aspettative

Si tratta, evidentemente, di un decreto molto atteso. Solo che nella giornata del 2 agosto alcuni sindacati hanno evidenziato che potrebbero esserci dei dissidi in seno alla maggioranza di Governo sulle decisioni da prendere. E poiché praticamente tutti i provvedimenti che si stanno realizzando hanno il pieno appoggio del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e del senatore Mario Pittoni, vera guida ispiratrice della politica del Carroccio sul fronte scolastico, viene da sé che a mettersi di traverso rispetto alle misure da adottare sia una parte del M5S.

Ma ai sindacati questi “giochini” non piacciano. Perché l’accordo del 24 aprile con il premier Giuseppe Conte prevedeva azioni chiare e immediate, proprio per salvare i supplenti dall’uscita dal sistema delle supplenze lunghe, anzi per favorirne le assunzioni. Quello che avverrebbe a concorsi conclusi.

Gissi (Cisl): chi mette i bastoni tra le ruote si assuma le proprie responsabilità

“Alla politica, e in primo luogo alle forze di maggioranza, chiediamo un atto di responsabilità – dice Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola -: sarebbe un pessimo segnale per tutti se non si tenesse fede agli impegni assunti sottoscrivendo intese che danno risposta a legittime attese di lavoratrici e lavoratori precari e nello stesso tempo assicurano al sistema garanzie di miglio funzionamento”.

“Il pacchetto di proposte all’esame del Governo scaturisce da un confronto serio e approfondito” e “non possono avere alcuna giustificazione i tentennamenti di cui giunge voce da parte del Governo, col rischio che il destino di decine di migliaia di precari sia sacrificato alle logiche di una dialettica infinita fra componenti di una stessa maggioranza. Al presidente del Consiglio, che ha personalmente firmato l’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi con i sindacati, chiediamo di farsi garante del suo pieno rispetto, perché le misure concordate col Miur sono frutto di quell’intesa e ne rappresentano lo sviluppo coerente”.

Infine, la Gissi se la prende con chi sta mettendo i bastoni tra le ruote per l’approvazione del decreto. “Chi le ostacola, mina la credibilità di questo Governo oltre ad assumersi la grave responsabilità delle mancate risposte alle giuste rivendicazioni di tantissimi docenti impiegati da anni precariamente nelle nostre scuole, negando loro considerazione e rispetto”.

Turi (Uil): precari lasciati nel limbo dell’incertezza

Anche per Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, stiamo assistendo ad “un ritardo sconcertante” per quei provvedimenti che dovrebbero “creare condizioni e clima positivo per il nuovo anno scolastico”.

Turi parla di “una situazione di stallo, un velo opaco che consente di creare le condizioni per accentuare un dannoso clima di scontro tra il personale precario che è lasciato nel limbo dell’incertezza. Precari due volte a pochi giorni dal nuovo anno scolastico”.

“Non vorremmo – continua il sindacalista Uil Scuola – che il ritardo nasconda l’incapacità di trovare un accordo tra le forze che sostengono la maggioranza, con la scuola a fare da terreno di scontro mentre, invece, dovrebbe essere esente e rappresentare il futuro socio economico del paese”.

“Vogliamo vederci chiaro e chiamiamo l’Esecutivo alla responsabilità e al rispetto degli impegni assunti, sotto l’intesa di palazzo Chigi c’è la firma del premier Conte. Sarà poi il dibattito parlamentare a definire le misure da assumere. Il decreto va presentato – conclude Turi – punto da cui partire è l’accordo sindacale di aprile”.