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Il digitale tra scuola e famiglia: educare insieme alla consapevolezza

Sui temi dell’inclusione legati alle nuove tecnologie di estrema attualità nell’era dell’Intelligenza Articìficiale, abbiamo sentito la prof.ssa Anna Maria Campisano docente di sostegno e referente per l’inclusione presso il P.T.P. “Rambaldi De Fazio” di Lamezia Terme, dove da oltre vent’anni mi occupo di promuovere l’inclusione scolastica.
Nel corso della sua esperienza professionale la prof.ssa Campisano ha maturato competenze nell’ambito della didattica inclusiva. Collabora con diverse università, tra cui l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in qualità di docente nei laboratori dei percorsi di specializzazione per il sostegno (TFA) e di docente di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC).
Accanto all’attività didattica, svolge anche attività sindacale con la Gilda degli Insegnanti – Gilda UNAMS, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione della professionalità docente.

Le tecnologie e il loro ruolo nel percorso educativo

A scuola il digitale può abbattere barriere e offrire nuove opportunità di apprendimento, mentre a casa può accompagnare lo studio, la comunicazione e il tempo libero; ma pone una domanda sempre più attuale: quanto spazio deve occupare la tecnologia nella crescita di bambini e ragazzi? Uno smartphone sul tavolo, un tablet nello zaino, una lavagna interattiva in classe; per bambini e adolescenti il digitale non rappresenta più una novità: è semplicemente parte della quotidianità. Si studia attraverso una piattaforma, si guarda un video per comprendere meglio un argomento, si comunica con i compagni attraverso una chat, si cercano informazioni online e, terminati i compiti, lo stesso schermo diventa strumento di intrattenimento. La questione, dunque, non è più stabilire se la tecnologia debba entrare nella vita dei ragazzi. È già accaduto. La vera domanda riguarda come utilizzarla e quale ruolo attribuirle all’interno del percorso educativo.

Nuove tecnologie e inclusione

È soprattutto nell’ambito dell’inclusione che le tecnologie digitali mostrano alcune delle loro potenzialità più interessanti. Non tutti gli studenti apprendono nello stesso modo e con gli stessi tempi. Un contenuto presentato esclusivamente attraverso un testo scritto può rappresentare una difficoltà per qualcuno e risultare più accessibile se accompagnato da immagini, audio, video o mappe concettuali. Sintesi vocali, audiolibri, applicazioni educative, registrazioni, software specifici e materiali multimediali possono offrire modalità differenti di accesso alle informazioni e favorire una maggiore autonomia. Per gli alunni con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento o altre difficoltà, la tecnologia può diventare uno strumento compensativo importante. Ma il suo valore non riguarda soltanto chi presenta un bisogno educativo specifico: una didattica capace di utilizzare linguaggi diversi può favorire l’intero gruppo classe. Una scuola, tuttavia, non diventa inclusiva semplicemente perché dispone di tablet, computer o lavagne digitali. A determinarne l’efficacia sono le scelte didattiche, la capacità degli insegnanti di utilizzarli con un obiettivo preciso e, soprattutto, la qualità delle relazioni che si costruiscono all’interno della classe. La tecnologia può ridurre alcune barriere. L’inclusione, però, continua a essere un processo umano ed educativo.

Il tempo trascorso davanti ad uno schermo

E quando termina l’orario scolastico?
Anche fuori dalla scuola gli schermi non scompaiono. Cambiano semplicemente funzione. A casa il computer può servire per completare una ricerca, il telefono per parlare con gli amici, il tablet per guardare un video o giocare. Gli stessi dispositivi permettono di informarsi, creare contenuti, coltivare interessi e mantenere relazioni anche a distanza. Accanto a queste opportunità esiste però un altro aspetto, meno evidente ma sempre più presente nella quotidianità familiare. Lo smartphone o il tablet possono diventare anche strumenti attraverso i quali gestire tempi e impegni: un modo per intrattenere un bambino mentre un genitore lavora, prepara la cena o cerca semplicemente di ritagliarsi qualche minuto all’interno di giornate spesso molto intense. Sarebbe semplicistico interpretare tutto questo come una mancanza di attenzione da parte delle famiglie. I ritmi di vita, gli impegni lavorativi e le difficoltà nel conciliare responsabilità diverse rendono lo schermo una soluzione immediata e facilmente disponibile. Il punto, quindi, non è colpevolizzare chi lo utilizza. La questione nasce quando ciò che dovrebbe essere occasionale rischia di trasformarsi in una consuetudine. Non conta soltanto quanto tempo, ma quale tempo. Nel dibattito sull’utilizzo della tecnologia da parte dei più giovani l’attenzione si concentra spesso sul numero di ore trascorse davanti a uno schermo.
È un dato importante, ma non è l’unico. Una domanda forse ancora più significativa è: che cosa sta sostituendo quel tempo?
Un’ora trascorsa davanti a un tablet non ha lo stesso significato se serve per realizzare un progetto scolastico, parlare con un amico lontano, creare un video oppure semplicemente riempire ogni momento di noia. E soprattutto cambia il significato se quello schermo prende progressivamente il posto di altre esperienze: il gioco, il movimento, una conversazione, una passeggiata, la lettura o semplicemente il tempo trascorso insieme.

Competenza digitale e maturità

Si può essere estremamente competenti nell’utilizzo di uno smartphone e avere comunque bisogno di qualcuno con cui parlare. Si può conoscere perfettamente il funzionamento di un’applicazione e avere ancora bisogno di un adulto che ascolti, dia un consiglio o condivida un’esperienza. La competenza digitale, da sola, non coincide con la maturità. Ma in questo percorso, quale ruolo sono chiamati a svolgere gli adulti? È qui che scuola e famiglia finiscono inevitabilmente per incontrarsi. Educare al digitale non significa vietare la tecnologia né considerarla un pericolo in sé. Significa aiutare bambini e ragazzi a comprendere che ogni strumento ha un tempo, uno scopo e un limite. In famiglia questo può tradursi in regole condivise, ma anche nell’esempio degli adulti. Difficile chiedere a un adolescente di lasciare il telefono durante la cena se gli stessi adulti controllano continuamente notifiche e messaggi. Allo stesso modo, proporre alternative allo schermo resta fondamentale: praticare uno sport, leggere, uscire, giocare, parlare o svolgere un’attività insieme. Anche la scuola ha una responsabilità che va oltre l’insegnamento tecnico. Saper utilizzare un’applicazione o effettuare una ricerca online non significa automaticamente saper vivere nel digitale. Occorre imparare a selezionare le informazioni, riconoscere fonti attendibili, proteggere la propria identità, rispettare gli altri e comprendere quando è necessario disconnettersi.

Cittadinanza digitale e l’educazione alla responsabilità

In altre parole, la cittadinanza digitale è prima di tutto una forma di educazione alla responsabilità. La sfida non è scegliere tra il mondo digitale e quello reale, come se fossero due realtà necessariamente contrapposte. La tecnologia può facilitare l’apprendimento, aumentare l’autonomia, rendere più accessibili alcuni contenuti e offrire possibilità che fino a pochi anni fa erano impensabili. Può mettere in comunicazione persone lontane, stimolare creatività e permettere a uno studente di superare difficoltà che altrimenti limiterebbero la sua partecipazione. Ma il digitale funziona davvero come strumento educativo quando resta al servizio della persona. Nessuna applicazione può sostituire completamente un insegnante capace di osservare una difficoltà. Nessun dispositivo può prendere il posto di un genitore disponibile ad ascoltare. Nessuna connessione può replicare fino in fondo ciò che avviene nell’incontro diretto tra le persone. La vera sfida educativa dei prossimi anni sarà quindi trovare un equilibrio: utilizzare sempre meglio la tecnologia senza consegnarle tutto lo spazio della crescita. Perché essere cittadini dell’era digitale significa certamente imparare a vivere connessi. Ma significa anche ricordare che, accanto alla connessione più veloce, ne esiste una che continua a essere insostituibile: quella tra le persone.

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