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12.10.2026

Nuove regole per il PEI: secondo Ianes dimostrano che all’inclusione questo Governo non crede più di tanto

Nella giornata del 12 ottobre hanno preso avvio presso la Commisssione Cultura del Senato le audizioni collegate all’esame della conversione in legge del decreto 170.
Molta atteso era l’intervento di Dario Ianes, già docente di pedagogia speciale all’Università di Bolzano. E l’attesa non è andata delusa perché Ianes in poco più di 5 minuti ha praticamante “fatto a pezzi” l’articolo 1, quello dedicato alle nuove regole sul PEI.

“Mi concentrerò sull’articolo 1 del decreto, quello che parla del piano educativo individualizzato” ha esordito Ianes aggiungendo, un po’ ironicamente: “Devo intanto dire  che ho cercato le modifiche al decreto 66 che vengono specificate ma non le ho trovate; ho trovato modifiche al decreto legislativo 96, ma forse è per incapacità mia nel ripercorrere le modifiche le modifiche legislative che sono state introdotte”.

Nel merito del decreto ha fatto un ragionamento articolato.
“Ci sono tre questioni che vorrei sollevare. La prima riguarda il fatto che il PEI per il prossimo anno dovrà essere redato entro giugno; questo richiederebbe alla scuola, al GLO, al Consiglio di classe di prevedere con un anticipo irrealistico quello che dovrebbe accadere l’anno dopo.
Ma tutta la ricerca pedagogica e psicoeducativa ci dice che il PEI si deve fare sulle condizioni reali dei contesti di apprendimento che sono però quelli che incominciano veramente col nuovo anno: cambiano gli insegnanti, cambiano le competenze dell’alunno o dell’alunna con disabilità e tante altre cose, per cui pensare di fare il PEI definitivo per l’anno dopo entro giugno è assolutamente anti pedagogico e di conseguenza anti inclusivo in quanto toglie senso,  forza ed efficacia a questo dispositivo che è il PEI”.

“Seconda questione – ha proseguito Ianes – congelare, tenere fermo il PEI fino al passaggio di grado è un’altra misura anti pedagogica nel senso che sappiamo benissimo le che un alunno in età evolutiva, nonostante abbia una disabilità non resta fermo: bisogna sempre pensare che la disabilità non è un limite disabilità ma è il frutto dell’intreccio e  dell’incontro tra una situazione personale e una serie di barriere o una serie di facilitatori come dice Onu e come stabilisce l’ICF.
Il PEI stesso prevede l’incontro del soggetto con disabilità e l’ambiente; d’altronde l’ambiente può cambiare ed anche le abilità del soggetto possono cambiare.
Dunque non ha alcun senso pedagogico tenerlo fermo per un intero grado e  tenere ferme anche le ore di sostegno o di educativa scolastica: c’è anche questa variabile che ha una carattere  dinamico che si accompagna alla crescita alla dimensione della della persona.
Anche in questo caso siamo di fronte ad una misura che potremmo classificare come anti pedagogica e di conseguenza anti inclusiva”.

“Poi – ha fatto notare Ianes – c’è un piccolo dettaglio (ma questo, forse è solo un sospetto): se qualcuno nella scuola sa che rimangono ferme le ore di sostegno magari gli viene la tentazione di chiederne molte altre, perché intanto sa che verranno confermate nei prossimi anni.
Ma questo è un sospetto, anche se a pensare male alle volte si fa peccato…”

E ancora: “C’è poi la terza questione che vorrei segnare: il GLO (gruppo di lavoro operativo) è un’istituzione fondamentale perché mette attorno a un tavolo Consiglio di classe, famiglie e operatori dei vari servizi.
Allora dire che il GLO è valido comunque anche se mancano delle componenti (e segnatamente io direi famiglia e servizi sanitari) lo depotenzia e legittima tutte quelle prassi che purtroppo nelle scuole spesso vediamo, come GLO affrettati, inconcludenti e poco partecipati”.

In conclusione io credo che questi tre elementi (prefigurare un PEI senza che si conosca effettivamente la realtà dell’anno successivo, tenerlo bloccato e congelato per un ordine di studi e poi depotenziare il GLO) indichino chiaramente che all’inclusione questo Governo non crede più di tanto e toglie un po’ alla volta degli elementi che sono fondamentali dal mio punto di vista ma anche dal punto di vista della categoria dei docenti di pedagogia dell’inclusione.

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