L’inclusione scolastica delle alunne e degli alunni con disabilità a Roma e nel Lazio si trova ad affrontare un momento di forte criticità. La concomitanza tra tre distinti interventi normativi ed operativi ha generato un corto circuito procedurale che scarica sui dirigenti scolastici responsabilità improprie e rischia di privare gli studenti più fragili delle risorse indispensabili per garantire il diritto allo studio.
A denunciare lo stato di emergenza è l’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici della Scuola) di Roma e Lazio con un’articolata nota trasmessa il 29 ottobre 2026 a firma dei presidenti Cristina Costarelli e Mario Rusconi. Il documento è stato recapitato al Sindaco Roberto Gualtieri, all’Assessore Claudia Pratelli, alla Presidente della Commissione Scuola Carla Fermariello, al Dirigente ATP Danilo Vicca, all’Assessore regionale Alessandro Calvi e al Direttore Generale USR Lazio Anna Paola Sabatini.
Alla base delle difficoltà gestionali vi è la sovrapposizione temporale di tre dispositivi che regolano la materia con competenze differenti:
L’integrazione tra questi tre livelli normativi si sta rivelando problematica nella prassi quotidiana, poiché i flussi documentali tra sanità, INPS, Comune e scuole risultano disallineati.
La prima macro-criticità riguarda la documentazione sanitaria fornita alle scuole. I verbali emessi dall’INPS attestano la disabilità ai fini scolastici, ma sono frequentemente privi degli elementi funzionali indispensabili per orientare la progettazione educativa.
L’ANP evidenzia come le diverse tipologie di supporto non siano sostituibili: il sostegno didattico ministeriale, l’assistenza OEPAC comunale, la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), la Lingua dei Segni (LIS), il Braille e gli ausili tecnologici rispondono a bisogni e competenze istituzionali distinte. Non è possibile desumerle automaticamente da una semplice attestazione formale.
Contemporaneamente, i servizi territoriali non rilasciano più la tradizionale Certificazione per l’Integrazione Scolastica, senza che sia ancora disponibile il Profilo di Funzionamento. Si genera così un cortocircuito nel GLO: il D.L. 170/2026 chiede ai docenti di quantificare le ore di sostegno, ma la scuola non possiede competenze mediche e non può decodificare in autonomia codici diagnostici ICD o qualificatori ICF senza gli specialisti ASL.
A complicare il quadro intervengono le finestre temporali stringenti stabilite da Roma Capitale per il servizio OEPAC. Il Comune prevede termini tassativi per la presentazione delle domande e per l’eventuale incremento del monte ore.
Tuttavia, le scuole non possono rispettare tali scadenze quando l’accertamento INPS è pendente, la documentazione sanitaria non è stata completata o l’organico dei docenti di sostegno non è stato integralmente assegnato. La mancata presentazione dell’istanza entro la finestra ordinaria rischia di tradursi nel blocco dell’assistenza. Come sottolineano Costarelli e Rusconi, la fruizione di un diritto fondamentale non può dipendere dalla diversa tempestività burocratica delle strutture sanitarie o municipali.
Di fronte a questa asimmetria tra obblighi formali e condizioni effettive, l’ANP chiede un intervento correttivo immediato. Il sindacato sollecita l’apertura urgente di un tavolo di confronto interistituzionale tra Roma Capitale, Regione Lazio, USR, INPS e dirigenti scolastici per adottare indicazioni operative condivise e una disciplina transitoria per l’a.s. 2026/2027.
Tra i dieci punti prioritari indicati nel documento figurano:
La palla passa ora alle amministrazioni: senza un raccordo immediato tra Stato ed enti locali, la transizione normativa rischia di trasformarsi in un pregiudizio concreto per gli alunni con disabilità e le loro famiglie.