L’Italia, con il Governo Meloni, procede verso “un brutale impoverimento delle classi medie e popolari e la conseguente compressione della domanda interna, che ha contribuito alla crescita dello ‘zerovirgola’ che ormai prosegue dal 2023″: così si è espresso Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil, in audizione sul Dfp alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
“Il problema – riportano le agenzie a proposito dell’intervento del sindacalista in Parlamento – non è certo un decimale in più o in meno nel rapporto deficit/Pil, ma l’intero impianto delle politiche di bilancio, a partire da due scelte cruciali: la decisione – a dir poco autolesionistica – di avallare la nuova governance economica europea nell’aprile 2024; l’approvazione – nel settembre dello stesso anno – del Piano Strutturale di Bilancio attualmente in vigore”.
“C’è un’unica buona notizia in tutto ciò: sarà molto più difficile attivare la clausola di salvaguardia per scomputare dal Patto di stabilità l’aumento delle spese in armi. Per il resto, siamo di fronte a una vera e propria beffa – ha sottolineato Ferrari -: non tanto per chi ha assunto quelle decisioni, piuttosto per chi ne ha pagato il prezzo, a partire da lavoratori e pensionati che prima hanno subito un’inflazione da profitti mai del tutto recuperata (+20,6%, in termini cumulati, nel periodo 2021 – 2025); poi un gigantesco drenaggio fiscale di oltre 25 miliardi; infine, il taglio dei servizi pubblici, a cominciare da Sanità, Istruzione e Previdenza”, ha concluso il sindacalista della Cgil.
Al momento, sulla Scuola i tagli non appaiono consistenti: a fronte dell’ennesima riduzione, anche importante di iscritti, con decine di migliaia di allievi in meno rispetto all’anno passato, in vista del prossimo anno scolastico, gli organici risultano in lieve calo, con una riduzione di cattedre di potenziamento, e un lievo aumento di posti di sostegno.