Sono migliaia i docenti costretti a vivere e lavorare lontano dai propri figli, anche quando questi sono ancora in pieno obbligo scolastico.
Il Comitato Docenti Immobilizzati intende denunciare pubblicamente una grave anomalia normativa che, in vista della sottoscrizione del prossimo CCNI sulle assegnazioni provvisorie 2026/2027, rischia di penalizzare ulteriormente numerose famiglie di lavoratori della scuola.
Il nodo della questione è il limite anagrafico dei 14 anni attualmente previsto per le deroghe al ricongiungimento familiare. Una soglia che appare priva di coerenza giuridica e pedagogica, poiché entra in evidente contrasto con l’art. 1, comma 622, della Legge 296/2006, che fissa l’obbligo scolastico fino ai 16 anni.
Si crea così un paradosso evidente: per lo Stato italiano, un ragazzo fino a 16 anni deve frequentare la scuola sotto la responsabilità dei genitori; ma per il contratto collettivo dei docenti, lo stesso genitore può essere costretto a lavorare a centinaia di chilometri di distanza, senza la possibilità di assistere il figlio proprio nel momento più delicato del suo percorso formativo.
Come Comitato, chiediamo un intervento urgente da parte della politica e dell’ARAN per sanare questa disparità, sulla base di elementi oggettivi:
Superamento del limite dei 14 anni: è necessario estendere la deroga per il ricongiungimento fino ai 16 anni, in coerenza con l’obbligo scolastico. Non è accettabile che la tutela della genitorialità venga meno proprio nel primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, fase in cui il rischio di dispersione scolastica è più elevato.
Invarianza finanziaria: la misura non comporta alcun costo per lo Stato. Le assegnazioni provvisorie avvengono su posti già esistenti (organico di fatto) e non richiedono nuovi stanziamenti.
Qualità della vita e del servizio: un docente costretto a lavorare lontano da un figlio in obbligo scolastico è sottoposto a uno stress che inevitabilmente incide anche sulla qualità dell’insegnamento.
Non chiediamo privilegi, ma coerenza. Se lo Stato impone l’istruzione fino a 16 anni, deve garantire ai genitori-docenti le condizioni minime per poter adempiere al proprio ruolo educativo, senza essere costretti a scegliere tra lavoro e famiglia.
Invitiamo le testate giornalistiche a dare visibilità a questa battaglia di civiltà, affinché il prossimo contratto integrativo non ignori la realtà delle norme vigenti e i bisogni concreti delle famiglie italiane.
Comitato Docenti Immobilizzati