A Kabul, dopo quattro anni dal ritiro delle truppe Usa, avvenuto proprio il 15 agosto 2021, e il conseguente ritorno dei talebani, si è ricostituito il movimento “Revolutionary Association of the Women of Afghanistan”,fondato nel 1977 da Meena Keshwar Kamal poi uccisa nel 1987 in Pakistan, che opera in clandestinità sin dall’occupazione sovietica dell’Afghanistan, una esperienza di resistenza tutta al femminile per cercare di restituire alle donne diritti e riconoscimenti sociali. Fra questi il rifiuto dei matrimoni forzati e precoci di bambine che vengono date in spose per fame, per costrizione, per l’illusione di metterle al sicuro.
Vita.it si è fatta raccontare da una di queste attiviste cosa è successo, durante questi quattro anni, dalla fuga cioè dei soldati Usa a oggi in quel paese abbandonato perfino dalla stampa, rilevando che la maggioranza delle donne afgane vogliono resistere e “questo può accadere solo se -dice la donna- se riusciamo ad aumentare la loro consapevolezza attraverso l’istruzione e l’educazione”, mirando dunque alla costituzione di scuole segrete per ragazze, all’assistenza medica, alla formazione professionale, informazione, sostegno alimentare.
“E questa è stata la ragione per cui, negli ultimi quattro anni -spiega la ragazza a Vita.it- abbiamo cercato di organizzare più corsi segreti nelle case, anche in inglese, di informatica o di scienze: sia per le ragazze che non possono andare a scuola sia per le più anziane abbiamo cercato di mobilitare un numero maggiore di donne per dare maggiore consapevolezza e coraggio alle nuove generazioni affinché possano resistere contro i Talebani”
E poi continua “Attraverso l’uso dei social media, dei corsi segreti e delle opportunità educative, le donne stanno cercando di mobilitarsi contro i Talebani e, in particolare, contro la polizia religiosa.
“Per non farsi scoprire, le attiviste cambiano spesso casa, non si fanno mai riprendere in volto, non usano le loro automobili, documenti e cellulari, non si conoscono fra di loro, usano nomi falsi e contano su una rete affidabile di persone a cui, soprattutto nei villaggi, hanno portato la speranza.
Inoltre organizzano classi poco numerose presso case private grazie a una rete di insegnanti e studentesse unite dalla stessa consapevolezza, dimostrando con ciò che i legami femminili possono funzionare anche sotto il regime spietato dei Talebani e di come molte famiglie credano nell’istruzione.
“Dobbiamo creare più classi in regioni diverse. Non possiamo nemmeno scegliere due o tre case molto vicine, perché se succede qualcosa durante una delle nostre lezioni, la classe potrebbe essere spostata velocemente in un’altra casa. Inoltre ricorriamo ai corsi di cucito, quelli sì permessi, e abbiamo sempre un Corano a portata di mano in caso di un controllo”
Le lezioni durano una/due ore, cinque giorni alla settimana. Si tratta del momento più felice per le donne perché le classi non si limitano a fornire lezioni di alfabetismo e matematica, ma anche a dare loro l’opportunità di essere ascoltate, di parlare della propria sofferenza, di confidare le discriminazioni o la violenza che subiscono all’interno della famiglia.
Il punto, viene spiegato, è come “tramandare i valori per i diritti fondamentali delle donne, l’uguaglianza, la giustizia sociale. Inoltre per cultura e tradizione in Afghanistan, il legame familiare e comunitario è molto forte. Perciò cerchiamo di coinvolgere i nostri parenti e naturalmente insegniamo ai nostri figli, alle nostre figlie, ai nostri familiari, i diritti, l’uguaglianza e i valori per cui lottiamo. Ed è così che si costruisce una rete che opera segretamente, dal basso”.
“Il nostro motto principale è democrazia, laicità e giustizia sociale. Crediamo che solo un sistema democratico e laico possa garantire la giustizia sociale, l’uguaglianza di genere e la prosperità, la pace e l’indipendenza del nostro Paese.
“Vogliamo l’uguaglianza per tutte le etnie, tutte le regioni, tutte le religioni presenti in Afghanistan. E naturalmente l’uguaglianza di genere, la democrazia, la libertà di espressione e molti altri valori che dovrebbero esistere in una società moderna. E non vivere in un sistema feudale dominato dagli uomini”.
Ci sono perfino donne anziane che vivono nelle grotte, che vogliono imparare a leggere e a scrivere. E ci deve essere qualcuno, o meglio qualcuna, pronta ad insegnare. Soprattutto ora che si creano le competenze segrete per accedere alle università online all’estero, come sua figlia che sta completando la sua educazione con corsi digitali.