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In Francia oltre 22mila posti di insegnante, ma con pochi candidati

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L’aveva promesso in campagna elettorale e l’ha fatto: assumere nei cinque anni di mandato 60mila nuovi insegnanti, dopo il taglio di 80mila posti perpetrato da Nicolas Sarkozy.
Si calcola, dice Il Fatto, che, per coprire i nuovi posti e la necessità di sostituire il personale che andrà in pensione, saranno assunti in tutto 150mila docenti entro il 2017.
In Francia fra l’altro i concorsi per assumere docenti si svolgono con regolarità annuale, ma la difficoltà a trovare personale starebbe nel “degradarsi dell’immagine della professione agli occhi dei francesi e le condizioni di pagamento non soddisfacenti”.
“Per quanto riguarda il 2013, nelle ultime settimane si sono svolte le prove scritte per le varie discipline. Fra maggio e luglio seguiranno quelle finali, che sono orali. Ma dai risultati dello scritto (dove la selezione, comunque, non è stata assolutamente terribile) risulta già che il traguardo dei 22.100 nuovi professori non potrà essere centrato. Per quanto riguarda le lettere classiche, ad esempio, hanno superato lo scritto 108 persone mentre alla fine dovranno essere assegnati 200 posti. Per la musica, 116 per 130. Ma anche per materie più diffuse, come lettere e matematica, si prevedono grossi problemi : nel primo caso restano 1.155 candidati per mille posti finali e nel secondo 1.329 per 1.210. Molti esperti del settore prevedono che alla fine, pur di assumere, si prenderà qualsiasi persona: non proprio una buona notizia per la qualità dell’insegnamento.”
Quest’esodo, per l’Italia incredibile, dai posti di docente non sarebbe legato a una maggiore disponibilità occupazionale in altri settori, visto che i disoccupati sono oltre il 10% della popolazione, ma a diversi fattori, racconta il quotidiano: “il fatto che si sia richiesto il livello di master (cinque anni di studi dopo la maturità) invece della laurea triennale, sufficiente fino a quel momento. Si è così ridotto il bacino possibile dei candidati. Ma a influire ancora di più negativamente è l’immagine sociale della professione, che si è assai deteriorata, pure per le difficoltà a svolgerla nelle periferie e nei quartieri più popolari. Infine, lo stipendio. Che all’inizio della carriera è di circa 1.500 euro netti mensili. Non sembrerebbe poi così male. Ma secondo i dati Ocse più recenti, di comparazione europea, sulla base del potere d’acquisto, gli stipendi dei professori francesi di prima nomina sono stimati inferiori a quelli dei colleghi italiani e di gran parte dei docenti europei.” E per ovviare alla carenza di docenti, il ministro dell’istruzione, Vincent Peillon, starebbe pensando di assegnare una borsa di studio a quegli studenti che in futuro volessero fare gli insegnanti mentre avrebbe pure promosso una campagna pubblicitaria sui principali media per invogliare i giovani francesi a insegnare