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18.07.2025

In Francia si vogliono abolire due giorni festivi per ridurre il deficit

Come ridurre il deficit pubblico al 4,6 per cento del PIL entro il 2026, rispetto al 5,8 per cento del 2024? Nessun problema, annuisce il primo ministro francese François Bayrou, basta abolire due giorni festivi che porterebbero 5 miliardi di euro dentro al bilancio dello stato.

Sembra un gioco di prestigio e invece non lo è, considerato che il riarmo militare, che sta riguardando tutta l’Europa, ha fatto aumentare la spesa del governo francese, da oltre 3,5 miliardi a 43,8 miliardi di euro entro il 2026.

Una sciagura, come è noto, dentro cui anche l’Italia si trova, benchè non si sia ancora capito chi  potrebbe e come potrebbe e da dove potrebbe  e per quale motivo potrebbe invadere l’Europa.

La Cina, la Russia, l’India? Da dove verrebbe il pericolo di una invasione in Europa? E per trare quale benefici? Forse per consentire l’accesso gratis nei musei ai cittadini della nazione invadente? Chissà? 

/In ogni caso, in Francia, scrive Il Post, per evitare che ad ogni secondo che passa il deficit aumenti, come è stato detto, di 5mila euro, bisogna agire in fratta e fra le azioni più immediate quella appunto di eliminare due giorni festivi, il lunedì di Pasqua e l’8 maggio. 

Transeat per il Lunedì di Pasqua, ma per l’8 maggio le cose si complicano.

Istituito come giorno festivo nel 1953, l’8 maggio commemora la resa della Germania nazista nel 1945, cosicchè il ministro francese ha precisato che il mese di maggio è diventato “un vero e proprio formaggio svizzero, dove la gente salta da un ponte all’altro”,  ma ha anche aggiunto di essere pronto ad accettare o a prendere in considerazione altre proposte.

Criticata dai principali sindacati francesi, si è fatto sapere che abolire l’8 maggio sarebbe molto grave, perché favorirebbe la destra che a sua volta ha pure mugugnato, definendola una provocazione diretta alla storia francese e alla Francia del lavoro.

Per la sinistra radicale, la misura è il “simbolo della violenza sociale del piano del governo”, mentre il problema del progetto del primo ministro è che non prevede che i più ricchi contribuiscano in modo sufficiente a risanare le finanze dello stato.

 Ma il ministro ha parlato pure della soppressione di oltre 1.000 posti di lavoro in agenzie improduttive che disperdono l’azione dello Stato e della soppressione di altri 3.000 posti di funzionario nel 2026, esclusi però “gli insegnanti nell’ambito della riforma della scuola”.

Estrema destra e sinistra radicale, criticando la manovra, hanno promesso di far cadere il governo con una mozione di sfiducia. E chi sa se ci riusciranno, anche se dovranno comunque cercare pezze per coprire il buco causato dal riarmo Nato

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