Il Governo si è messo in moto per contrastare l’uso di armi e violenza nelle scuole, come annunciato dopo l’accoltellamento a morte di un ragazzo all’interno di un istituto di La Spezia lo scorso 16 gennaio. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ne ha parlato ieri, 27 gennaio, a Cinque Minuti, su Rai1.
“In queste ore usciremo con una direttiva condivisa con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che manderemo ai dirigenti scolastici e ai prefetti. Su richiesta dei dirigenti, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, insieme ai prefetti, si potrà decidere di fare dei controlli all’ingresso delle scuole”, ha annunciato Piantedosi.
“Potrà essere fatto a sorpresa quando sarà richiesto dai dirigenti scolastici. Se ci sono problemi di commissione di reati potrà essere fatto anche in maniera diversa”, ha spiegato il ministro.
“Il metal detector a scuola sarà uno strumento utile. Non c’é nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere. Repressione? Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”. A dirlo è stato, sempre ieri, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: in un’intervista al quotidiano Il Foglio, ha anticipato i contenuti del recente decreto sicurezza, che vuole essere una risposta dell’Esecutivo a seguito dei gravi fatti, con studenti protagonisti, accaduti nel corrente anno scolastico, prima a Latina e poi a La Spezia.
Per frenare l’escalation di casi di giovani che usano armi improprie, portandole in alcuni casi anche a scuola, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha detto che si agirà “su tre fronti: in primis dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente vorrei che il decreto sicurezza includesse anche questo aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti di fragilità“.
Questa disposizione, forse, andrà inserita nel Pacchetto Sicurezza che il Governo sta preparando. “Ci stiamo lavorando, c’è un confronto interministeriale, siamo a buon punto di lavorazione e credo di poter dire che entro la prima settimana di febbraio possa andare in Consiglio dei ministri”, così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ha risposto, come riporta Ansa, a una domanda su quando sarà varato il pacchetto sicurezza, arrivando alla manifestazione ‘Idee in movimento’ organizzata dalla Lega a Rivisondoli.
I 65 articoli, secondo quanto riporta Fanpage, sono contenuti in un decreto e in un disegno di legge, che deve passare quindi dal Parlamento e che raccoglie la parte più corposa.
Oltre al divieto di porto di coltelli e lame, con sanzioni amministrative applicabili immediatamente, multe per i genitori e per chi vende coltelli ai minori, all’introduzione del reato per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine, all’arrivo dei metal detector a scuola per impedire la circolazione di coltelli, la Lega chiede lo stop ai ricongiungimenti facili, il taglio dei benefici dell’accoglienza per i ragazzi che commettono reati e rimpatri più efficaci per i minori arrivati in Italia senza parenti.
La Lega annuncia anche la stretta sui ricongiungimenti familiari, per “rendere possibile l’arrivo in Italia solo dei parenti stretti, peraltro con nuovi criteri per quanto riguarda il reddito per preservare il welfare sociale a carico dei Comuni”, si legge in una nota del partito. leghisti sottolineando che “il 36% dei permessi di soggiorno oggi concessi in Italia, oltre 10mila, viene rilasciato per motivi familiari”. Nel decreto, ha detto Salvini, “ci sono una sessantina di articoli, era già previsto il divieto di possesso, tranne per giustificati motivi di lavoro, di lame di qualsiasi genere, soprattutto da parte dei ragazzi”.
Il provvedimento dovrebbe introdurre il divieto assoluto di porto di coltelli e lame, la cui vendita ai minori sarà proibita. Il riferimento, in particolare, è agli strumenti “con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a cinque centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo”. Per chi va in giro con armi di questo genere la pena va da uno a tre anni di carcere. Dovrebbero essere introdotte anche aggravanti per i reati commessi in gruppo o nei pressi di scuole e aree verdi.
Per i ragazzi stranieri si valuta l’istituzione di sanzioni amministrative accessorie e subito applicabili dal prefetto che vanno dalla sospensione della patente di guida, della licenza di porto d’armi, del passaporto e del permesso di soggiorno. Se i reati sono commessi da un minore di 18 anni, viene introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro a carico dei genitori o della persona tenuta alla sorveglianza del minore che non dimostra di non aver potuto impedire il fatto.
Passa da 14 a 12 anni la possibilità per i minori di essere ammoniti direttamente dal questore per lesioni personali, risse, minacce, violenza privata. Scattano anche multe fino a 3mila euro per chi vende lame ai minori, anche sul web, e chiusura temporanea del negozio.
Si discute anche della possibilità di introdurre i metal detector all’interno delle scuole, su proposta del ministro Valditara.
La bozza prevede anche un illecito penale che va da sei mesi a cinque anni per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine e si dà alla fuga, costituendo un pericolo per l’incolumità pubblica e privata.