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Integrazione: gli investimenti si misurano con i numeri

La conoscenza dell’italiano è uno strumento essenziale di integrazione. Le cifre diffuse dal Ministero danno concretezza alle parole di Giuseppe Valditara: nell’anno scolastico 2025/2026, su 337.045 iscritti al sistema di istruzione degli adulti, 184.946 hanno frequentato corsi di alfabetizzazione e apprendimento dell’italiano rivolti agli stranieri.

Il rafforzamento dei CPIA, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, emerge dal confronto con il passato. Il finanziamento medio per il funzionamento di ciascun centro è passato da 20.858 euro nel 2021/2022 a 66.884 euro nel 2025/2026: più del triplo. L’organico per l’alfabetizzazione e i percorsi di primo livello è cresciuto di 494 posti, passando da 5.193 a 5.687. Le risorse destinate alla rete comprendono oltre 11 milioni di euro per i laboratori, 40 milioni contro la dispersione scolastica, quasi 29 milioni per la formazione civico-linguistica e 20 milioni per le competenze linguistiche, di cittadinanza e digitali.

Per gli studenti stranieri sono inoltre indicati circa 13 milioni per il potenziamento dell’italiano nelle classi in cui i neoarrivati superano il 20 per cento e ulteriori 14 milioni nell’ultimo decreto-legge. Sono numeri che documentano un investimento concreto nell’integrazione. Anche il coinvolgimento dei genitori nell’apprendimento della lingua rafforza il rapporto tra scuola e famiglia, aiutando gli adulti a partecipare al percorso educativo dei figli.

Se ministri di orientamenti diversi, da Mattarella a Berlinguer, da Fioroni a Gelmini e Carrozza, hanno ritenuto necessario intervenire sulla distribuzione degli alunni stranieri, attraverso limiti o criteri di equilibrio nella composizione delle classi, un motivo ci sarà. Pur con misure differenti, l’esigenza era favorire l’integrazione e l’apprendimento.
È su questi obiettivi concreti che dovrebbe essere giudicato anche il lavoro del ministro Valditara. Le singole misure possono essere discusse e migliorate, ma gli investimenti meritano di essere riconosciuti: la conoscenza della lingua e la possibilità di imparare dovrebbero essere una responsabilità condivisa, oltre le contrapposizioni politiche.

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