Giovanna Iannantuoni, docente di economia politica, dal 2019 è Rettrice dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Interviene oggi, con un interessante editoriale sul Corriere della Sera, nel dibattito sull’intelligenza artificiale nei contesti educativi.
Il punto di partenza è la consapevolezza che l’IA non va più discussa come possibilità futura, perché è già presente nelle scuole, nelle università, nei compiti, nelle verifiche e nel rapporto tra studenti e conoscenza.
Non si tratta quindi di ragionare sul se usare l’IA ma su come governarla.
Se l’IA viene utilizzata solo per velocizzare attività che prima richiedevano fatica, confronto, errore e correzione, rischia di svuotare il processo formativo invece di innovarlo. La formazione, infatti, non serve semplicemente a produrre risposte, ma a insegnare a costruirle.
L’editoriale mette in guardia da una visione ingenua dell’IA come strumento automaticamente positivo. L’IA può facilitare, ma può anche indebolire il pensiero critico, sostituire l’autonomia con scorciatoie e far prevalere il risultato sul percorso, la risposta sulla domanda, la velocità sulla profondità.
La questione è quindi educativa e politica: l’IA non è neutra, perché tende a ottimizzare, standardizzare e prevedere. Questi aspetti possono essere utili, ma diventano problematici se cancellano il valore dell’errore, del dubbio, della lentezza dell’apprendimento e della costruzione autonoma del pensiero.
La sfida per scuola e università non è inseguire la tecnologia, ma inserirla dentro una chiara gerarchia di valori educativi. L’IA può essere utile solo se resta al servizio della formazione umana, della libertà critica e della responsabilità educativa. In caso contrario, conclude la Rettrice, “il rischio è formare studenti più rapidi, ma cittadini più fragili, meno autonomi e meno liberi: il nostro paese ha bisogno di menti critiche, non di produttività automatizzata, di formazione, non di scorciatoie”.
Un contributo molto interessante quello della Rettrice Giovanna Iannantuoni. Una serie di domande (e di prospettive) che toccano da vicino non solo l’università ma anche la scuola nel suo insieme e sulle quali le singole istituzioni scolastiche sono chiamate a riflettere e decidere in tempi rapidi. Ad esempio, non si tratta solo di rispondere in modo formale alle richieste delle linee guida del MIM quanto piuttosto di attraversare le domande educative e pedagogiche che l’IA pone cercando risposte capaci di parlare in modo nuovo a studenti e studentesse che sono già dentro un mondo nuovo e che devono imparare a governarlo.