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11.08.2025

Intelligenza artificiale e scuola. L’accelerazione del sistema educativo cinese

Giuseppe Battiston, ordinario di fisica all’università di Trento e dal 2014 al 2018 presidente della Agenzia Spaziale Italiana, interviene oggi sul Corriere della Sera sul tema intelligenza artificiale e scuole.

Il punto di partenza è un articolo della MIT Technology Review che dà conto dell’inversione a 180 gradi del sistema educativo cinese dove “l’Intelligenza Artificiale è passata da tabù a strumento didattico imprescindibile”. Se fino ad 2023 era assolutamente vietato usare l’intelligenza artificiale ora “ i professori incoraggiano l’uso di AI, a patto che se ne apprendano le «best practices»”.
Accade così che il 60% di docenti e studenti la utilizzino ogni giorno e che le principali università abbiano aggiunto corsi “corsi interdisciplinari di AI e moduli di alfabetizzazione digitale” rivolti a tutti gli studenti, in alcuni casi in modo obbligatorio.

Così, mentre in Italia e in molti paesi occidentali l’AI è vista come “minaccia all’integrità accademica o un pericolo per le giovani menti in formazione, in Cina se ne pianifica l’insegnamento come abilità strategica”.
La superiorità tecnologica si alimenta anche così, generando “input di qualità e prompt intelligenti” che permettono di far uscire l’AI dalla dimensione di “un mero automa”.

Battiston continua poi presentando altri studi ed esperienze del sistema formativo cinese che evidenziano il velocissimo e progressivo processo di inserimento dell’AI mediante formazione docenti e studenti, condivisione materiali, strumenti e metodologie, percorsi di cittadinanza digitale, analisi di questioni etiche.

Quello che la Cina sta facendo – conclude Battiston – è puntare a un modello di integrazione sistematica — etica, pedagogica, culturale, organizzativa — per preparare generazioni di cittadini digitalmente fluenti e consapevoli. Non è una questione ideologica, sappiamo bene che i contenuti dell’AI possono essere censurati o parziali, bensì è il misto tra necessità e opportunità derivanti dalla rivoluzione digitale in atto. Più che nascondere l’AI agli studenti, è necessario farne un tema vivo di educazione e formazione, aperta, organizzata, e quindi guidata, ma anche creativa. Possiamo dargli torto?”

La Cina ha vinto?

Decisamente no, non possiamo dargli torto. Al contrario dobbiamo cercare di capire se e come anche i nostri sistemi educativi stanno davvero affrontando la sfida dell’intelligenza artificiale.
Che non è solo sfida pedagogica ma anche di leadership strategica e tecnologica.
E su questo tema l’Europa rischia di fare la fine del vaso di coccio tra due vasi di ferro, la Cina e gli Usa. Sempre oggi, sul Corriere della sera, è proprio in questa ottica che il filosofo Maurizio Ferraris analizza il tema dei dati che noi europei cediamo gratuitamente alle grandi imprese tecnologiche USA (Google, Amazon, Meta, Microsoft, Apple….) senza costruire noi – e ne avremmo anche le basi normative – un sistema che Ferraris chiama WerbFare. Si tratta, dice Ferraris, di “riappropriarci dei nostri dati el metterli a frutto con un capitalismo più potente e intelligente di quello industriale — il capitalismo digitale su cui si fondano la potenza dell’America e della Cina”.

Anche su questo, invece, l’Europa sa accumulando ritardi su ritardi come segnala Alessandro Aresu in un libro decisamente avvincente intitolato Geopolitica dell’intelligenza artificiale. Cui a brevissimo seguirà (l’uscita è prevista per i primi di settembre) un volume dal titolo emblematico: La Cina ha vinto. Ha allora decisamente ragione Franco Cardini  che, in riferimento alle Indicazioni Nazionali 2025, invita a studiare proprio la Cina.

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