“L’intelligenza artificiale tratta solo simboli, non capisce. Ci viene presentata come se capisse ciò che dice e questo può essere ingannevole. L’IA è fantastica quando deve risolvere problemi ben definiti. Quando si tratta di giudizio, è lì che bisogna stare molto attenti”, questo il monito del fisico e inventore Federico Faggin, intervistato ai microfoni del TgR Leonardo.
Si tratta di parole forti, che mirano a costruire una certa consapevolezza nei più giovani, che spesso “usano” chatbot e strumenti di IA per confidarsi, per relazionarsi con qualcuno che, in realtà, non esiste, con gravi danni soprattutto negli individui più fragili.
“Sono delle armi da taglio in mano ai giovani. Non si deve dare l’accesso ai più piccoli. L’IA ci darà un grande aiuto però il problema è che può evolvere anche creando gravi problemi. Come bilanciare il negativo e il positivo?”, si è chiesto l’esperto.
A proposito di intelligenza artificiale, prosegue anche il sondaggio promosso dalla Tecnica della Scuola insieme al gruppo di ricerca Paths di INDIRE, rivolto ai docenti. Si tratta della seconda rilevazione sull’impatto dell’IA sulla didattica italiana, dopo quella del 2025 i cui risultati, presentati all’ultima edizione di Didacta, hanno suscitato grande attenzione nel mondo della scuola, tanto da essere citati nel rapporto Digital Education Outlook dell’OCSE, uno dei documenti più autorevoli a livello internazionale sul tema. Le domande del questionario restano sostanzialmente invariate rispetto alla precedente edizione — per consentire un confronto diretto sull’evoluzione del fenomeno — con alcuni aggiornamenti relativi all’applicazione concreta delle Linee Guida nelle scuole. Al centro della rilevazione c’è la posizione degli insegnanti di fronte a strumenti che ormai fanno parte della quotidianità dei loro studenti: chatbot, generatori di testi e immagini, tool di scrittura assistita. Se da un lato questi strumenti aprono possibilità concrete per la didattica personalizzata e la semplificazione dei processi educativi, dall’altro restano aperti interrogativi sul rischio che l’IA possa soffocare la creatività e sostituire il pensiero critico nelle nuove generazioni.