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Prima Ora | notizie di giorno 8 luglio

08.07.2026

Israele: vietato alle donne l’insegnamento nei corsi universitari per Haredim Verso il rischio segregazione?

In Israele la Commissione Istruzione della Knesset (il parlamento di Israele) ha approvato un disegno di legge per legalizzare ed estendere la segregazione di genere nelle università israeliane, consentendo corsi separati anche per master e dottorati. La norma, sostenuta dalla destra, rischia di escludere le docenti donne dalle aule e di creare aree segregate, superando le precedenti limitazioni della Corte Suprema. Vediamo in concreto di cosa si tratta

Il contesto di questa legge nasce dal tentativo di integrare gli uomini della comunità ultraortodossa (Haredim) nelle università e nel mercato del lavoro. Per motivi religiosi, infatti, molti uomini ultraortodossi rifiutano di studiare in classi miste o di ricevere insegnamenti da docenti donne.

Nel 2021, l’Alta Corte di Giustizia israeliana aveva stabilito che la segregazione di genere era ammissibile solo per i corsi di laurea triennale destinati agli ultraortodossi.

La Corte aveva però categoricamente vietato di estendere la separazione ai master e ai dottorati, e aveva dichiarato illegale l’esclusione delle professoresse dall’insegnamento in queste classi, definendola una discriminazione sul lavoro.

L’attuale governo di destra, spinto dai partiti religiosi della coalizione, vuole aggirare quella sentenza. La nuova legge mira così a legalizzare la segregazione di genere anche nei corsi post-laurea (master e dottorati) consentendo l’esclusione delle donne dall’insegnamento nelle classi composte da soli uomini ed estendendo l’autonomia delle università nel creare spazi separati.

Lo scontro sociale e accademico

Il dibattito sta spaccando il Paese su due visioni opposte. I sostenitori (partiti di destra e religiosi) affermano che senza queste concessioni gli uomini ultraortodossi non si iscriveranno mai all’università, restando ai margini dell’economia. Gli oppositori (accademici, organizzazioni per i diritti umani e opposizione politica) denunciano una gravissima violazione dei diritti delle donne e inoltre sostengono che la legge sdogani la discriminazione di genere nel settore pubblico e che finirà per danneggiare la carriera delle docenti, escluse dai corsi più prestigiosi o da intere cattedre.

Chi sono gli Haredim? (esentati anche dal servizio militare…)

Nello stesso tempo, tuttavia, gli Haredim non fanno il servizio militare (che in Israele dura 32 mesi e prevede molti richiami alle armi lungo gli anni) avendo ottenuto per legge una speciale esenzione di cui molto si discute in Israele e che fa infuriare l’opinione pubblica laica e nazionalista. 

Fin dalla nascita dello Stato di Israele gli uomini ultraortodossi hanno evitato la leva obbligatoria dedicandosi allo studio a tempo pieno della Torah nei seminari religiosi (Yeshivot) sino a che non è intervenuta la Corte Suprema che dopo anni di rinvii ha stabilito che l’esenzione di massa è illegale, ordinando all’esercito di iniziare a reclutare i giovani Haredim. Questa decisione ha scatenato enormi e violente proteste della comunità ultraortodossa nelle strade e davanti alle basi militari per bloccare l’arruolamento.

L’opposizione e i movimenti per i diritti civili evidenziano una forte contraddizione politica: i giovani ultraortodossi rifiutano di servire il Paese nell’esercito ma nello stesso tempo si vedono garantite classi separate e l’assenza di professoresse donne, adattando le università pubbliche alle loro regole religiose.

Per evitare che i partiti religiosi facciano cadere la coalizione di governo, la maggioranza guidata da Benjamin Netanyahu sta così portando avanti a tappe forzate due binari legislativi paralleli: la legge sulla segregazione accademica per accogliere gli ultraortodossi nelle università alle loro condizioni e il disegno di legge sulla “Torah Study” mirato a congelare gli arresti dei disertori ultraortodossi e a neutralizzare le sanzioni economiche imposte dalla magistratura.

L’opinione pubblica laica vive questa combinazione di leggi come un doppio insulto: i cittadini comuni rischiano la vita al fronte, mentre lo Stato modifica le proprie università per garantire privilegi e assecondare la discriminazione di genere richiesta da chi si rifiuta di indossare la divisa.

Per conoscere meglio gli Haredim consiglio la lettura di un breve articolo di Avvenire che ne traccia l’identikit in 10 caratteristiche.

Libertà di scelta?

Secondo il Jerusalem Post i sostenitori del disegno di legge redatto dalla deputata Limor Son Har-Melech (di Otzma Yehudit, “Potere Ebraico”, un partito di estrema destra fondato nel 2012 e guidato dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir.), sostengono che la legge riripresina la libertà di scelta. La stessa Limor Son Har-Melech (autrice anche della proposta di legge sulla pena di morte per i terroristi) ha dichiarato: “oggi abbiamo compiuto un passo significativo verso la correzione di un’ingiustizia che persiste da anni. La Corte Suprema ha imposto al pubblico una visione del mondo progressista radicale e ha negato a migliaia di donne e uomini l’opportunità di conseguire titoli di studio avanzati senza rinunciare alla propria fede e al proprio stile di vita. Questa legge restituisce la libertà di scelta al mondo accademico e la libertà al pubblico. Un vero liberale che crede nel pluralismo dovrebbe anche rispettare coloro che scelgono di studiare in ambienti separati per genere. Chi parla in nome dei diritti umani non può negare a un’intera comunità il diritto di studiare secondo le proprie convinzioni.” E ha concluso dicendo che “in uno stato ebraico e democratico non c’è posto per la coercizione progressista“.

I critici non mancano, ovviamente. Ma, come spiegano gli attivisti del gruppo Zazim Civil Action, se la legge verrà approvata, non si potrà contare sul fatto che l’Alta Corte la annulli, perché il governo potrebbe rifiutarsi di conformarsi.  I critici del disegno di legge hanno sostenuto che la proposta legislativa di Har-Melech mira a istituzionalizzare la discriminazione con il pretesto di integrare gli haredim nel mondo accademico, avvertendo che potrebbe estendersi fino a richiedere la segregazione sul posto di lavoro e sui mezzi di trasporto pubblici.

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