Home Politica scolastica Istituti professionali: aumentano le materie di indirizzo

Istituti professionali: aumentano le materie di indirizzo

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Alternanza scuola-lavoro già dalle classi seconde; più ore dedicate alle materie di indirizzo e al potenziamento delle attività pratico-laboratoriali (si sale al 44% nei primi due anni, e al 56% nel triennio successivo); percorsi personalizzati per gli studenti e – almeno sulla carta – da realizzare a stretto raccordo con le filiere produttive del territorio, utilizzando anche gli spazi di flessibilità curriculare (20% delle ore nel biennio, 40% nel triennio).

 

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Pronto il primo Dlgs che, in 13 articoli, riordina l’istruzione professionale, già tuttavia ritoccata dalla ministra Gelmini. Il provvedimento, redatto dal Miur, in raccordo con il ministero del Lavoro, è alle limature finali a palazzo Chigi, ed è atteso a settembre sul tavolo del Consiglio dei ministri.

La volontà del Governo è quella  di far rinverdire una istruzione in piena crisi e con un tasso di abbandono che in alcune Regioni sfiora il 40%. Senza contare, poi, i rapporti non proprio “pacifici” con il canale dell’istruzione e formazione professionale regionale (la «Iefp»), arrivando, così, a creare, unico caso in Europa, due offerte parallele, di diversa e confusa natura.

Il governo, anche alla luce del nuovo Titolo V, che riaccentra i poteri di indirizzo in capo allo Stato, salvaguardando l’offerta regionale, prova adesso a rilanciare i nuovi istituti professionali che si configurano come «scuole territoriali dell’innovazione» ispirate ai modelli duali europei.

Le discipline, secondo quanto pubblica Il Sole 24 Ore, vengono raggruppate in “assi culturali”, con una forte riduzione delle materie “generaliste”: nel primo biennio, in particolare, su 2.112 ore complessive, 924 dovranno essere dedicate ad attività e insegnamenti di indirizzo (e si potrà destinare fino a 264 ore alla «personalizzazione» degli apprendimenti). Nel triennio successivo su 1.056 ore totali, 594 dovranno avere un taglio “pratico”. Tutte novità che è previsto entrino in vigore nelle prime classi dell’anno scolastico 2017/2018 (ma c’è una salvaguardia degli attuali studenti fino al 2021).

Qualche perplessità si registra nei percorsi di studio che restano quinquennali e si moltiplicano gli indirizzi di studio: dagli attuali sei si arriva a 11, privilegiando corsi che già oggi sono di scarso interesse per imprese e ragazzi e soprattutto si trascurano le reali esigenze dell’industria mantenendo solo un indirizzo dedicato alla «manutenzione e assistenza tecnica». C’è poi una piccola apertura agli “esperti” provenienti dal mondo del lavoro e delle professioni, ma l’opportunità non è obbligatoria e non viene fissata una soglia minima di presenza in cattedra (come per esempio previsto negli Its, dove almeno il 30% delle docenze proviene dall’esterno).

«Siamo aperti a possibili miglioramenti – dice il sottosegretario, Gabriele Toccafondi -. Stiamo cambiando la scuola, rendendo stabile il legame con il mondo del lavoro».