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La Camera approva la riforma della PA: passano ‘Quota 96’ e la pensione a 62 anni

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Il decreto legge che riforma la macchina dello Stato ottiene il primo sì: a fornirlo è l’aula della Camera, che ha dato il suo assenso al testo messo a punto dalla commissione Affari costituzionali. Tra i provvedimenti approvati figura anche il soffertissimo via libera, già dal 1° settembre prossimo, dei cosiddetti ‘Quota 96’ della scuola. Una misura che ha ottenuto disco verde della commissione Bilancio, nonostante il parere negativo del Mef sulle coperture. Una questione risollevata dalle critiche arrivate dal commissario alla Speding Review, Carlo Cottarelli, che starebbe addirittura sul punto di presentare le dimissioni. Ora il dl Madia, sui cui il Governo ha posto la fiducia, passa al Senato, per essere convertito entro il 23 agosto.

Il Governo è quindi riuscito a superare, pur con due anni di ritardo, l’errore tecnico dell’ultima riforma delle pensioni, Monti-Gelmini, per cui, pur avendo maturato i requisiti tanti docenti e Ata della scuola non sono potuti uscire. In pratica, non era stata considerata la particolarità della scuola. Il decreto approvato prevede però due limiti: non oltre 4 mila pensionamenti e un tfr rimandato alla maturazione dei requisiti secondo la Fornero, quindi per la maggior parte passeranno diversi anni prima di vedersi corrispondere l’assegno di fine rapporto.

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L’Ansa ha riassunto gli altri principali punti del decreto legge di riforma della PA. Li riportiamo.

ABOLITO TRATTENIMENTO IN SERVIZIO. Dalla fine di ottobre nessun dipendente pubblico potrà restare a lavoro dopo avere raggiunto i requisiti pensionistici, mentre finora la carriera poteva protrarsi ancora per due anni. La regola vale anche per i magistrati, anche se con ‘un’attenuante’: per loro lo stop scatterà solo a inizio 2016, al fine di garantire la funzionalità degli uffici giudiziari. Anche perché in magistratura gli anni extra concessi erano 5 (fino ai 75 anni).

PENSIONAMENTI D’UFFICIO A 62 ANNI, 68 PER PROF UNIVERSITARI. Le pubbliche amministrazioni potranno mandare a riposto i suoi dipendenti, motivando la scelta, a 62 anni, purché abbiano l’anzianità massima. Anzianità contributiva e non più effettiva, come stabilito fino ad adesso (valgono quindi i riscatti). Si tratta di uscite anticipate di 4 anni rispetto al limite standard di 66 anni. La possibilità era già prevista, ma la ricetta viene rivista, così da facilitarne l’applicazione, includendo nella platea degli interessati anche i dirigenti. Le soglie d’età non sono però uguali per tutti, per professori universitari e primari salgono a 68 anni, per i medici a 65.

TURNOVER, MILLE NUOVI VIGILI DEL FUOCO. Si passa dalle persone alle risorse, per cui le amministrazioni possono procedere ad assunzioni che non superino il 20% delle spese sostenute per quanti sono usciti nel 2014, la soglia si alza al 40% nel 2015 per arrivare al 100% nel 2018. Le maglie per le entrate possono allargarsi negli enti territoriali che si mostrano “virtuosi”. Delle accelerazioni sono previste per i vigili del fuoco, con la creazione di oltre mille nuovi posti, e per le forze di polizia, per cui è previsto uno scorrimento veloce delle graduatorie, in vista di Expo 2015.

MOBILITA’ OBBLIGATORIA MA NON PER TUTTI. Un dipendente pubblico potrà essere trasferito da un ufficio all’altro, nel raggio di 50 chilometri, senza previe motivazioni. Ma tutto ciò non vale per i genitori con bambini sotto i 3 anni o tutelati dalla legge 104. I criteri generali per la definizione della mobilità saranno decisi, ed è una novità, insieme ai sindacati. Lo stesso vale per il demansionamento: al massimo si potrà scendere di un gradino.

STOP A INCARICHI UNA VOLTA IN PENSIONE. Le modifiche introdotte nell’iter parlamentare hanno esteso la platea anche a società ed enti a controllo pubblico, ad eccezione dei componenti delle giunte degli enti territoriali e dei membri degli organi elettivi di ordini professionali. Nessun cedimento sul dimezzamento di permessi e distacchi sindacali.

RAZIONALIZZAZIONE AUTHORITY, RAFFORZATE INCOMPATIBILITA’. Il dl fa ordine sul fronte Authority, resta in piedi l’ipotesi di accorpamento delle sedi, ma solo se non vengono rispettati i nuovi vincoli: il 70% del personale deve essere concentrato nel ‘quartier generale’. Ma non è solo una questione di immobili, nel mirino ci sono anche la cariche: ecco che i dirigenti usciti da Banca d’Italia, Ivass e Consob nei due anni successivi non possono ricoprire ruoli nei soggetti regolati.

RIDUZIONE DIRITTI CAMERALI, -50% MA IN 3 ANNI. Il dimezzamento delle somme dovute dalle imprese alle camere di commercio ci sarà, anzi la prospettiva è l’abolizione, ma arriverà con gradualità, solo nel 2017, come richiesto da Unioncamere. Un emendamento ha infatti spalmato il taglio in tre tranche (per il 2015 la sforbiciata -35%, per il 2016 -40%).

AGENDA PER LE SEMPLIFICAZIONI, MODULI VIAGGIANO ON LINE. Il decreto lancia il vademecum per la sburocratizzazione e, nel dettaglio, prevede moduli, uguali a livello nazionale, per l’edilizia e l’avvio di attività produttive (Scia), da pubblicare sul portale www.impresainungiorno.gov.it.

ANAC, POTERI A CANTONE. Viene allargato il campo d’azione del presidente dell’Autorità Anticorruzione, ruolo oggi ricoperto da Raffaele Cantone. La sua vigilanza sui contratti d’appalto a rischio coinvolgerà pure le concessionarie e potrà proporre commissariamenti anche nei casi in cui il procedimento penale non sia stato ancora aperto.

“STRETTA” ASPETTATIVE MAGISTRATI: Le toghe che ricoprono incarichi in uffici di diretta collaborazione con la Pa, pure se solo di consulenza giuridica, non possono più godere dell’aspettativa, devono quindi per forza andare fuori ruolo, posizione per cui gli spazi non sono infiniti (la durata massima è di dieci anni). E la norma non salva neppure coloro che già hanno incassato il ‘diritto’ all’aspettativa. Un emendamento ha invece salvato le sedi distaccate del Tar presso le città sedi di Corti d’appello, ne resteranno in piedi 5 su 8.