Una lunga lista di compiti per le vacanze, assegnata a uno studente di seconda superiore, è diventata oggetto di discussione sui social dopo essere stata condivisa da una mamma con lo scrittore e insegnante Enrico Galiano. Il post, che ha raccolto migliaia di visualizzazioni e oltre mille reazioni, ha riportato al centro dell’attenzione un tema che da anni divide famiglie e docenti: il carico degli esercizi estivi e la sua reale utilità.
Nel video pubblicato sui social, Galiano ripercorre l’elenco ricevuto, relativo a sole quattro discipline: scienze, inglese, matematica e fisica. Per scienze un libro a scelta e cinque puntate di un podcast; per inglese un libro con esercizi, pagine di grammatica e verifica a settembre; per matematica almeno 129 esercizi più diverse pagine di teoria da studiare; per fisica il ripasso dell’intero programma, la correzione delle verifiche svolte e un documento di otto pagine da analizzare.
Per Galiano il problema principale riguarda le disuguaglianze che un simile carico può accentuare tra gli studenti. L’insegnante ha dichiarato: “Un carico di questo tipo rischia di essere discriminatorio […] solo una parte riceverà a casa il giusto supporto, il giusto stimolo per fare questi compiti in modo graduale e continuato come dovrebbe essere. Gli altri non li faranno o li faranno male”.
Galiano solleva anche il tema della verifica del lavoro svolto, portando ad esempio la disciplina più gravosa: “129 esercizi per 20 studenti vuol dire 2580 esercizi da correggere a settembre”. Per l’insegnante la regola dovrebbe essere assegnare solo ciò che si è in grado di correggere, perché un carico eccessivo rischia di tradursi in un lavoro fatto male anche dagli studenti più diligenti, tra copiature, uso di app e compiti accumulati negli ultimi giorni.
Osservando la raccomandazione finale della docente di inglese, “riposate”, Galiano fa notare come ogni insegnante assegni i propri compiti in modo indipendente, senza reale contezza del carico complessivo accumulato dallo studente. Ne emerge, spiega, “l’idea di una disorganizzazione fra i docenti e una mancanza di comunicazione“: un paradosso per una scuola chiamata a insegnare proprio il lavoro di squadra.