Prima Ora - notizie del 8 giugno 2026

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Compiti per le vacanze, l’appello del pediatra ai genitori: “Firmate una giustificazione e non fateli svolgere”

La scuola sta finendo, è tempo di compiti delle vacanze: o meglio, in questi giorni sono stati assegnati; poi sta agli studenti quando farli, se subito, ogni tanto durante i mesi estivi o all’ultimo momento. Come ogni anno infiamma il dibattito: giusto assegnarli? In quale quantità? Cosa assegnare?

Anche quest’anno il pediatra Italo Farnetani conduce la sua battaglia contro i compiti: “No ai compiti delle vacanze. Salvate l’estate degli studenti”, questo il suo appello su Adnkronos Salute. Laddove venissero richiesti, l’invito ai genitori è a sposare una sorta di “disobbedienza civile”: semplicemente, “non far svolgere agli alunni i compiti delle vacanze e motivare la scelta con una loro giustificazione firmata da trasmettere alla scuola”.

Vacanze? Una necessità

“Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, si riaccende il dibattito sui compiti delle vacanze. Da 25 anni continuo a ripetere, con un numero sempre maggiore di sostenitori, che le vacanze sono cruciali per lo sviluppo e la crescita di bambini e ragazzi, perciò rappresentano un diritto. L’estate non è un prolungamento dell’anno scolastico. E – assicura Farnetani – i compiti estivi non solo non migliorano l’apprendimento, ma rischiano di compromettere il benessere psicofisico dei bambini e degli adolescenti”.

In altre parole, per l’esperto “le vacanze sono proprio una necessità psicobiologica”. “Le alte temperature, la fisiologica stanchezza accumulata dopo mesi di attività scolastica e la naturale esigenza di recupero rendono l’estate un periodo in cui la mente dei bambini non è predisposta allo studio strutturato – avverte – La concentrazione diminuisce, il rendimento cala, e ciò che dovrebbe essere un momento di crescita si trasforma in un adempimento formale, spesso vissuto con frustrazione. La scuola è un elemento essenziale per bambini e adolescenti, lo dimostrano i disturbi psicologici provocati dalla sua privazione, come avvenne al tempo del Covid”

“Ma la scuola fa bene nelle dosi giuste e al momento giusto, un po’ come le medicine. Studiare è fondamentale – puntualizza l’esperto – ma imparare comporta comunque fatica, perciò si tratta di uno stress da cui gli alunni possono recuperare facendo altro per alcuni mesi”.

Accorciare vacanze? Semmai allungarle

A questo proposito, Farnetani si dice “contrario a un accorciamento delle vacanze estive”, tema caldo di questi giorni, a cui abbiamo dedicato una puntata di Scuola Talk. “Piuttosto, nell’interesse degli alunni le allungherei – raccomanda – Perché, con il cambiamento climatico che fa innalzare le temperature e aggiunge stress da caldo all’inevitabile stress scolastico, si rischia di danneggiare la crescita”.

C’è ancora un ulteriore rischio legato all’obbligo dei compiti delle vacanze, aggiunge il pediatra: “Non staccando dalla scuola si rallenta la resilienza. E la combinazione di questo con l’impatto del caldo determina un netto calo di attenzione con caduta dell’apprendimento e acquisizione dell’abitudine a studiare con svogliatezza”.

I diritti dell’infanzia, osserva Farnetani, “non vanno in vacanza. La Convenzione Onu – ricorda – riconosce ai minori: il diritto al riposo e al tempo libero (art. 31) e il diritto a esprimere la propria opinione (art. 12)”. E anche alla luce di questi diritti, “imporre compiti estivi significa, di fatto, limitare il pieno godimento di un periodo che ha una funzione educativa diversa, ma non meno importante della scuola: quella dell’esperienza diretta, della scoperta, della socialità spontanea, della promozione della maturazione emotiva. Proprio per questo le vacanze estive vanno sempre impostate per consentire il necessario riposo degli alunni, mai per garantire agli insegnanti ferie lunghe”.

Il talk

Nell’immaginario collettivo, la fine della scuola segna l’inizio delle vacanze, di tre mesi all’insegna del riposo e della spensieratezza, per gli alunni ma anche per i docenti e le famiglie. Peccato che, dati alla mano, non sia affatto così. Al contrario, la pausa estiva rappresenta una criticità non da poco per i genitori, il corpo docente e i dirigenti scolastici, che devono farsi in quattro per affrontarla. La scuola, infatti, in Italia supplisce a un deficit del welfare dedicato ai giovanissimi – a partire dalla mancanza di strutture sportive, ricreative, e culturali gratuite – e la sua “chiusura” crea non pochi disagi.

Non è un caso che l’Emilia-Romagna abbia deciso di anticipare l’inizio delle lezioni al 31 agosto, e che città importanti come Genova stiano seguendo il suo esempio, per venire incontro alle necessità delle famiglie. In parallelo c’è chi propone una revisione complessiva del calendario scolastico, con una distribuzione delle vacanze (e delle ferie per i docenti) lungo tutto l’anno. Una svolta che a detta di molti osservatori avrebbe effetti positivi sulla salute degli insegnanti (che come dicono i dati sono spesso a rischio burnout), sull’apprendimento degli studenti (che non interromperebbero così il processo educativo per tre mesi) e per l’organizzazione dei cittadini (con un impatto positivo anche sul turismo, secondo l’ex ministro Daniela Santanché). Molte categorie, però, non sono affatto d’accordo.

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