Home Politica scolastica “La rivolta dei prof: i pochi a favore, i molti contrari”

“La rivolta dei prof: i pochi a favore, i molti contrari”

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Sta riscuotendo un successo oltre misura il video realizzato da Corrado Zunino, per Repubblica Tv, dal titolo significativo “La rivolta dei prof”.  

“Il disegno di legge “La buona scuola” – si legge nella presentazione – dopo 16 mesi di lavoro è arrivato in Senato, ed è vicino alla sua approvazione. Dallo scorso marzo, però, è cresciuta la protesta dei docenti italiani: sciopero generale, contestazioni al ministro e ai senatori, sit-in al Parlamento, blocco degli scrutini. In piena estate la rivolta non si ferma. Parlano i prof italiani, i pochi a favore, i molti contrari”.

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Il video prende il via con le vivaci proteste al ministro Giannini, che risponde scuotendo la testa: “non c’è nessuna volontà al dialogo”.

La contestazione coinvolge anche Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd, cui un contestatore chiede quali “competenze e curriculum” abbia Davide Faraone per fare il sottosegretario all’Istruzione: “cosa c’entra questa cosa”, replica piccata la democratica.

Un altro docente dice al ministro che “siamo 80mila in Italia che con il nuovo DdL rischiamo di rimanere fuori”: Giannini, però, nella confusione, non sembra voler rispondere. Si sente una voce che chiede: ministro, “se ne va?”.

Una docente romana della Magliana, Camilla, accompagna, per le vie del centro di Roma, il senatore Andrea Marcucci (Pd), presidente della commissione Istruzione del Senato: la docente, con determinazione, contesta tutto il DdL, perché “è ideologico, classista e aumenta le differenze sociali”. E calpesta “l’articolo 3 della Costituzione che assegna alla scuola un ruolo chiarissimo”. La docente poi chiede provocatoriamente: come ci imporrete questa riforma, “con la violenza?”. Replica del sen. Marcucci: “la violenza non fa parte della mia cultura”. La prof chiede quindi “lo stralcio delle assunzioni, perché le assunzioni sono una cosa e la riforma è un’altra”. E ancora: “ci siamo attivati per farvi perdere le elezioni regionali”. Ma Marcucci ribatte: “non mi risulta”.

Per l’on. Silvia Chimienti (M5S) “la morte della scuola pubblica italiana è una lenta agonia che dura da 20 anni”: con la riforma ‘La Buona Scuola’ raggiunge il suo apice, attraverso “l’onnipotenza del dirigente scolastico” che si ricorda sono nel periodo fascista, perché sceglierà i docenti e diventerà “procacciatori d’affari”. In compenso, questo DdL ha compattato il mondo della scuola: in piazza “c’erano proprio tutti”, dice la ‘grillina’ in Parlamento.

Nel video c’è anche una delle contestazioni alla Puglisi (Pd), accusata, durante un incontro pubblico a Bologna, di “raccontare grandi bugie”, di “urlare come un’aquila” di fronte alle protesta, di aver contraddetto, ora al Governo, tutto quello che ha rivendicato per anni all’ex ministro Maria Stella Gelmini.

Spazio anche all’on. Ferdinando Adornato (Ap Ncd-Udc), che nel corso di un intervento alla Camera si sofferma sull’importanza della riforma della scuola media unica del 1962.

È contraria alla riforma Manuela Parasi, docente dell’Istituto Garaventa-Gallo di Genova: “perderemo l’idea di una scuola pubblica, uguale in tutte le parti d’Italia, che non ha bisogno di piegarsi alle logiche di mercato per attuare i propri progetti. Rispetto al 5 per mille, preferisco gli autofinanziamenti, i soggetti del quartieri, i fondi dei genitori, che ci sono sempre stati: non voglio essere in una scuola dove c’è denaro a scapito di chi denaro non lo ha. Questa cosa mi spaventa tantissimo”.

C‘è però anche una docente, di ruolo da 11 anni, che dice di non essere contraria al DdL: “il 5 maggio? Non ho scioperato, perché non sono del tutto contraria a questa riforma, dalla quale vorrei salvare quanto di buono c’è. Per la prima volta si va a mettere mano alla valutazione: anche se sarebbe da approfondire e aggiustare, per la prima volta si cerca di valorizzare chi nella scuola investe la vita” e chi non lo fa. E ancora: “sono assolutamente contraria al bonus del preside che individua l’incentivo al 5 per cento, ma un modo ci deve essere” per individuare i meritevoli: “l’anzianità non può essere l’unico criterio e, perché no, perché il dirigente non può avere il potere di individuare i docenti che servono ad assolvere quel piano?”.

 

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Romina Pepe, tra gli idonei al concorso 2012, si dice “parzialmente soddisfatta” perché sino a pochi mesi fa la sua categoria era stata dimenticata per le assunzioni. “Siamo riusciti, grazie a colleghi infaticabili che hanno lavorato giorno e notte, a cambiare questo destino. Ma entrare nel 2016 vuol dire violare il principio, per esempio, del pubblico concorso”.

Forti critiche arrivano anche da Nadia Urbinati, docente di Teoria Politica Columbia University New York, che insiste “sullo squilibrio tra le scuole che con la riforma potrà essere accentuato”.

Per Ilvo Diamanti, giornalista della “Repubblica”, il precariato è destinato a rimanere in vita: “sperando che avvengano e vadano in luogo queste assunzioni non faranno altro che ridimensionare questo fenomeno. Per cui” si continuerà ad associare il “docente al precario”.

Stefano Fassina (Pd), insiste sul fatto che gli emendamenti sono frutto della protesta: “abbiamo dato la disponibilità a ritirarli, a patto che si facciano le assunzioni”.

Non le pensa allo stesso modo il sottosegretario Davide Faraone: “i primi giorni di luglio facciamo una convenzione e subito dopo si ritorna in Senato per approvare il provvedimento. Dobbiamo tirare una linea e chiudere con il passato: dietro la protesta c’è tanta buona fede, ma anche gli istinti corporativi che hanno segnato l’esito della riforma. Se si perde la riforma della Scuola, si perde l’essenza di questo Governo. È come se mettessimo la fiducia sulla scuola, anche se non lo facciamo materialmente: se non passa il provvedimento – conclude Faraone – è discussione la vita stessa del Governo”.

 

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La rivolta dei Prof (La Repubblica)

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