Storia di ordinaria vita scolastica, con in più la posologia di come usare il prodotto istruzione dentro quelle classi della ex scuola Media: medicina scadente, con prof poco motivati e alunni ben consapevoli che qualunque cosa si faccia o non faccia, si verrà comunque promossi. Il merito? Sulla carta. Singolare che questa diagnosi venga percepita, sicuramente dai ragazzi, ma anche, e soprattutto, dai genitori e nonni, tutti convinti che qualcosa, se si apprenderà, potrà essere possibile solo alle superiori. Scuola dell’obbligo e dunque obbligo a fare tutti promossi, mentre il bullismo bullizza e nascono i primi amori con le naturali cocenti gelosie.
Che poi, in linea di principio, la scuola ha proprio questa “mission”, promuove tutti alla conoscenza, alla cultura, al sapere, alla curiosità ad apprendere e capire. La scuola, per sua stessa costituzione, non può lasciare indietro nessuno. Ha l’obbligo di curare e la posologia contempla pure medicine placebo, come assegnare i compiti e non verificarli, o verificarli con simpatico accanimento, sperando magari che durante le vacanze accada il miracolo della guarigione dall’accidia e dalla neghittosità.
Ma è anche una storia, quella raccontata da Diego, il protagonista, in questo libro di Viviano Vannucci, edito da Einaudi Ragazzi, “Tanto non boccia nessuno”, 11 €, che si intrattiene, pure e giustamente, sulla difficoltà di crescere, di essere ascoltati e di trovare punti fermi e modelli di vita. Come i genitori che stanno per separarsi, mentre il nonno, che è in qualche modo la roccia in ogni famiglia, si smarrisce nella solitudine.
Modelli di vita, per una età in bilico, tra il fanciullo e l’uomo, che in effetti pochi docenti sanno proporre, mentre il bullo di turno, quello presente in ogni scuola, mette le tacche al suo onore di manigoldo tutte le volte che le combina, fino a quando la fa grossa nei confronti di una prof che minaccia seriamente, con tutto il Consiglio di classe di bocciare il ragazzaccio. Capisce allora Giudo, che, se per un verso è vero che vanno avanti i furbi, gli imbroglioni, gli scopiazzatori e pure i neghittosi, è anche vero che studiare e fare il proprio dovere rende comunque.
L’autore, insegnante di sostegno, cura laboratori teatrali per ragazzi e adulti, e forse anche per questo divide il libro, per renderlo più agile alla lettura, in 53 quadri, dentro i quali a parlare è Diego, il ragazzo di tredici anni, che riporta con dovizia di particolari i discorsi degli adulti, prof compresi, sulla scuola, che per lo più sono un esempio tangibile dei luoghi comuni letti sui giornali, ma di quelli scarsi certamente.
Da segnalare pure la notevole presenza di dialoghi, che in qualche modo rendono abbastanza reale l’ambiente scolastico, basato appunto, il più delle volte, su domande e risposte, meno sulle riflessioni e le descrizioni.
