Concluso nel maggio 2025 è stato pubblicato ieri dalla rivista scientifica Nature lo studio intitolato Longitudinal effect of early social media use on standardized learning outcomes during school career (“Effetto longitudinale dell’uso precoce dei social media sui risultati di apprendimento standardizzati durante il percorso scolastico”) effettuato da un gruppo di ricerca guidato da Marco Gui e composto da studiosi dell’Università Bicocca di Milano, dell’Università di Brescia e del Centro Studi Socialis di Brescia.
Lo studio si basa su un’indagine a campione frutto della partecipazione volontaria di 28 istituti scolastici di scuola superiore (sui 522 contattati) appartenenti a cinque province lombarde (Brescia, Cremona, Mantova, Milano e Monza e Brianza). All’interno dei 28 istituti tutte le classi seconda e terza hanno partecipato alla ricerca. Sono stati raccolti i dati di 6.609 studenti del secondo e terzo anno durante l’anno scolastico 2023-2024. Il campione è stato poi ristretto a 5.227 studenti nati nel 2007 e nel 2008, escludendo coloro che frequentavano corsi di formazione professionale regionale triennale (poiché privi del codice identificativo unico per collegare i dati INVALSI). Gli unici studenti esclusi sono stati quelli assenti il giorno della somministrazione del questionario.
Il campione, scrivono gli autori, è rappresentativo a livello regionale per indirizzo scolastico (licei, istituti tecnici, istituti professionali) e la distribuzione degli studenti del campione tra i vari indirizzi di studio rispecchia infatti fedelmente quella dell’intera popolazione scolastica della regione. Gli autori del saggio evidenziano esplicitamente questo aspetto come un limite, specificando che la scelta di un campione concentrato nel Nord Italia limita la generalizzabilità dei risultati ad altri contesti culturali o educativi. Tuttavia, lo studio si colloca all’interno di una cornice e di un dibattito scientifico internazionale, richiamando dati e ricerche di altri paesi per contestualizzare i propri risultati. Tra questi i rifermenti internazionali riguardano invece gli studi (ad esempio i dati globali del PISA dell’OCSE), le campagne internazionali nate per ritardare l’uso dei dispositivi (come “Wait until 8th” e “Mothers against Media Addiction” negli Stati Uniti, o “Smartphone Free Childhood” nel Regno Unito, i “Patti Digitali” italiani). Per quanto riguarda il contesto tecnologico i risultati, pur basati su dati italiani, rispecchiano il contesto tecnologico e l’uso di piattaforme dominanti (ad esempio TikTok e Instagram) comune a tutta l’Europa occidentale e agli Stati Uniti nel periodo 2019-2023.
La base dell’analisi longitudinale principale è costituita dai dati Invalsi degli studenti. Tuttavia, per avere un quadro più completo, i ricercatori hanno confrontato i diversi gruppi di studenti (chi ha aperto i social precocemente e chi ha atteso del tempo prima di farlo) anche su altri indicatori di rendimento e percorso scolastico, ricavati sia dai registri amministrativi sia dal questionario. Tra questi i voti reali in pagella di italiano e matematica assegnati dai docenti alla fine del primo quadrimestre in seconda elementare, quinta elementare e terza media, il voto finale di terza media, le ripetenza (bocciature): È stata esaminata la probabilità di dover ripetere un anno scolastico durante le scuole superiore, il tipo di scuola superiore scelta e frequentata, l’autoefficacia accademica percepita (ovvero quanto i ragazzi si sentano sicuri e capaci di affrontare le sfide dello studio).
Lo studio arriva a conclusioni molto interessanti sull’impatto che l’uso precoce dei social media (definito come l’apertura di un account personale tra gli 11 e i 13 anni circa) ha sul rendimento scolastico standardizzato dei ragazzi durante la loro carriera scolastica. Vediamo in sintesi le conclusioni più rilevanti
Peggioramento in Italiano e Matematica: l’accesso precoce ai social compromette i punteggi nei test standardizzati INVALSI. Per chi apre un profilo in prima media, si registra in terza media una perdita di 0,22 deviazioni standard in italiano e di 0,18 in matematica rispetto a chi aspetta le superiori. Questo divario equivale a circa 6 mesi di scuola persi e rappresenta circa il 30% del divario sociale esistente tra figli di genitori laureati e figli di genitori non diplomati.
Effetto cumulativo e persistente: il danno non svanisce crescendo ma si intensifica in seconda superiore in particolare in matematica. Questo accade nonostante quasi tutti i ragazzi del gruppo di controllo abbiano iniziato a usare i social alle superiori, smentendo l’idea che un inizio tardivo causi difficoltà di adattamento.
La distrazione causata dalla pervasività dello smartphone: tra il 33% e il 47% dell’effetto negativo in matematica e tra il 15% e il 34% in italiano è mediato dalla pervasività dello smartphone nella vita quotidiana. L’interruzione continua causata dal controllo del telefono durante i compiti, prima di dormire o al risveglio genera distrazione e sovraccarico cognitivo.
Bocciature e autoefficacia: chi apre un profilo precocemente ha una maggiore probabilità di ripetere l’anno alle scuole superiori, sperimenta una minore probabilità di ottenere voti eccellenti all’esame di terza media e manifesta una minore fiducia nelle proprie capacità nello studio (autoefficacia).
Inglese fa eccezione: lo studio non mostra invece alcun effetto negativo sulle competenze di lingua inglese (ascolto e lettura). I ricercatori ipotizzano che l’esposizione informale a contenuti online in questa lingua compensi i potenziali danni cognitivi.
I ricercatori guidati da Marco Gui indicano diverse soluzioni e raccomandazioni pratiche indirizzate a educatori, genitori e decisori politici per affrontare le problematiche legate all’uso precoce dei social media. Eccole:
Un aspetto molto dibattuto a livello sociale riguarda la responsabilità e il ruolo della famiglia. Lo studio conferma che la famiglia e il contesto socio-economico di provenienza giocano un ruolo fondamentale influenzando sia la probabilità che i ragazzi accedano precocemente ai social, sia la loro capacità di gestire tali strumenti.
In primo luogo i ricercatori evidenziano che la decisione di aprire un profilo social in anticipo è fortemente legata al background familiare. Gli studenti che creano un account più precocemente (in sesta o settima classe, ovvero in prima e seconda media) provengono mediamente da famiglie con un livello di istruzione inferiore e hanno meno probabilità di vivere in famiglie intatte con due genitori. Il 19% di chi apre il profilo in prima media ha genitori senza un diploma di scuola superiore e solo l’11% ha entrambi i genitori laureati. Al contrario, tra chi rispetta la legge e aspetta la prima superiore, solo il 13% ha genitori senza diploma e ben il 22% ha entrambi i genitori laureati.
Le famiglie si differenziano poi notevolmente anche per l’adozione di regole e strumenti di monitoraggio. Chi apre un profilo social molto presto è stato mediamente meno soggetto a supervisione genitoriale: solo il 39% degli studenti che hanno aperto un profilo in prima media ha mai avuto sistemi di parental control sul telefono, contro il 59% di chi ha aspettato la prima superiore.
In sostanza lo studio segnala che l’uso precoce dei social impatta sulle disuguaglianze educative già esistenti in base all’origine familiare. Già in quinta elementare, quindi prima ancora di aprire qualsiasi profilo social, esiste un enorme divario nei punteggi dei test tra gli studenti con genitori entrambi laureati e quelli con genitori non diplomati. Il calo di competenze causato dall’apertura di un profilo in prima media va così a sovrapporsi a questo divario, amplificando una disuguaglianza sociale già esistente di circa il 30%. L’accesso precoce, diffuso soprattutto nei contesti più svantaggiati, finisce quindi per penalizzare ulteriormente gli studenti che avrebbero più bisogno di tutela scolastica.