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Vietiamo i social sotto i quindici anni. La legge è pronta, il governo no. Parla l’On. Marianna Madia

Da mesi, da anni, si parla di intervenire con una legge per obbligare le grandi aziende proprietarie dei social a rendere impossibile l’accesso ai minori di 15 anni. L’ hanno fatto molti paesi nel mondo, in primis l’Australia, e molti ne stanno discutendo, anche in Europa, a partire anche da una richiesta fatta dal Parlamento Europeo il 25 novembre 2025 di cui anche Tecnica della scuola ha scritto.

In Italia si sono fatte molte chiacchere, molti convegni, molte parole, molti interventi, molto tutto, ma mai si è passati all’azione.

E sì che di proposte sul tavolo ce ne sono molte. Una, anzi, è persino pronta per essere votata.

Ma non viene mai messa in votazione perché mancano alcuni pareri tecnici.

La legge (bipartisan) è pronta ma non viene votata

Tecnica della scuola ha più volte ricostruito la vicenda (link) e il rimpallo di responsabilità per i ritardi (link). Oggi, con grande chiarezza, interviene sul tema l’onorevole Marianna Madia, prima firmataria, assieme alla collega senatrice Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia della proposta di legge bipartisan ferma in Parlamento.

Ma perché è ferma?

Rispondendo ad Alessandra Arachi che sul Corriere della Sera le chiede “Lei ha preparato una legge per vietare i social sotto i quindici anni. Che fine ha fatto?”. Madia dice: «È ancora ferma. L’intento è sottrarre un tema tanto delicato, come la salute psicofisica dei bambini, alle solite dispute ideologiche. E le firme sono state tutte bipartisan. IL testo è stato presentato a inizio legislatura. Noi siamo pronti da quasi un anno. Abbiamo dovuto coordinarci con l’Unione europea perché è un tema globale, bisogna stare dentro la cornice regolatoria europea e coordinare le legislazioni degli Stati membri».

E lo avete fatto, chiede Alessandra Arachi? Risponde Madia: «Sì, è un’interlocuzione che è durata tanti mesi. A settembre dello scorso anno eravamo arrivati a un testo condiviso. Però ad un certo punto è arrivato uno stop L’11 ottobre 2025 è uscita un’agenzia con un retroscena di Palazzo Chigi: Giorgia Meloni non era d’accordo sulla necessità di mettere divieti sui social, anche se altri Paesi dell’Unione europea erano intenzionati a metterli».

Era però un’indiscrezione, obietta Arachi. «È vero, – risponde Madia – mai smentita né mai confermata. Nei fatti, però, alla legge mancavano i pareri dei ministeri che da allora non sono mai arrivati».

In sostanza: la legge bipartisan è pronta da un anno. Per poter essere votata necessita di alcuni pareri obbligatori dei ministeri interessati. I pareri non sono arrivati e non arrivano e la legge è ferma. Le responsabilità secondo Madia sono chiarissime. Chissà che adesso che è persino uscita una enciclica sui temi dell’IA non si arrivi al dunque anche al parlamento italiano.

Non lasciamo sole le famiglie

Secondo Madia la legge è necessaria anche per non scaricare tutto sulle famiglie. «Le famiglie non vanno lasciate sole con un problema che non sanno risolvere – dice Madia -. Ognuno è libero di educare i figli come vuole, ma bisogna creare alleanze tra genitori, scuole, istituzioni, media e terapeuti, così che il divieto rispettato non porti a un isolamento dell’adolescente».

La legge, continua Madia, «è una norma di principio che dà la responsabilità alle piattaforme. Oggi hanno più potere e risorse dello Stato. E soprattutto hanno strategie industriali pensate apposta per creare dipendenze».

La lezione dell’Estonia

Insomma, su questo tema fa scuola la Ministra dell’Istruzione dell’Estonia, Kallas, di cui Tecnica della scuola ha già parlato, e che dice: “Credo nella necessità di regolamentare le grandi aziende tecnologiche. Anziché dire ai nostri sedicenni che non dovrebbero usare i social media e fare leggi per loro, dovremmo fare leggi per le aziende. Abbiamo la capacità di imporre normative alle grandi aziende in termini di etica, rispetto dei diritti umani, distorsioni. Siccome questo è più complicato e comporta spesso un confronto con gli Stati Uniti, di cui credo la maggior parte dei nostri politici abbia molta paura, andiamo a regolamentare i nostri teenager. Perché? Di cosa sono colpevoli? Non è colpa loro il fatto che queste aziende tecnologiche producano questo tipo di prodotti. Ci sono molti lati positivi nei social media. Le persone sono connesse globalmente in tutto il mondo. Alcune persone che subiscono bullismo a scuola hanno amici sui social media con cui parlano, hanno una comunità a cui appartengono. E ora gliela stiamo togliendo. E pensiamo che questo migliorerà la vita di quei quattordicenni o tredicenni i cui unici amici sono nel mondo virtuale perché quello è il posto più sicuro per loro. Invece di vietarlo, insegna loro a usarlo. E regolamenta le aziende dicendo che se mettono gli esseri umani in pericolo, finiranno in prigione“.

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