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Le radici della riforma

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Riceviamo da Alfonso Indelicato, responsabile Dipartimento Scuola per la Lombardia, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, la seguente riflessione che di seguito riportiamo.

 

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Le iniziative del Ministro Fedeli, apparentemente estemporanee e tali da suscitare un vasto sconcerto, sono in realtà più coerenti di quanto sembra: coerenti con il personaggio e con la sua storia e coerenti fra di loro. Se è follia quella che le anima, è follia con un suo metodo, quella tipica di ogni costruzione ideologica la quale congedandosi dal principio di realtà si avventura su strade  apparentemente lineari ma che, originandosi da errate premesse, conducono in fondo al burrone.

La base operativa della ministra è in fondo quella stessa miscela di statalismo e aziendalismo che anima la legge 107, miscela che viene però arricchita con una vivace nota di natura post sessantottina che costituisce il suo personale apporto.

Questa non è certo tale da modificare l’impianto, ma gli aggiunge quell’afrore rivoluzionario che piace sia agli studenti con la testa in vacanza che agli attempati prof (pochi oramai) affetti dalla saudade degli anni formidabili.

Che questa ex sindacalista comunista abbia accettato la logica aziendalistica si comprende da tante cose. Per esempio dalla disparità del suo atteggiamento che ella si rivolga ai presidi o agli insegnanti. Mentre per i primi caldeggia un profilo dirigenziale pleno iure con i relativi incrementi stipendiali, per i secondi  dichiara che “stanerà i docenti incapaci”.

Ora, poiché il verbo “stanare” si usa abitualmente per scarafaggi e altre bestiole ripugnanti o feroci, con questa voce dal sen fuggita rivela chiaramente quale sia il suo nemico. Mettendo da parte la psicocritica, ci si può poi chiedere con quale criterio si identificheranno gli ignoranti e i reprobi, i quali magari saranno docenti che hanno superato fior di concorsi e accumulato anni di esperienza, ma indisponibili al ruolo di sorvegliante estivo o debolucci nel praticare la “didattica per competenze”. Che il dio delle badanti e dei didattisti li protegga.

L’obbligo dell’istruzione fino ai 18 anni ci conduce infine dal mondo rarefatto degli uffici aziendali a quello dell’utopia donmilaniana.

Animato dalle buone intenzioni che lastricano la via dell’inferno, il provvedimento – se mai attuato – riempirà  le scuole di ragazzi in  parcheggio, forzandoli ad attività per le quali non hanno alcuna inclinazione e trasformando così gli istituti in tante piccole Sing Sing. “Non uno di meno” recitano del resto i neo donmilaniani. Naturalmente non basta tenerli lì, di fargli aprire un libro non se ne parla, e allora che fare per non perderne nemmeno uno? Niente paura: mentre bighelloneranno con lo smartphone in mano li si potrà sempre certificare. “Un sigaro e una croce di cavaliere non si nega a nessuno” – diceva Giolitti.

Non vorremmo dover dire, fra poco, che a scuola non si nega a nessuno studente uno spinello e una certificazione di competenza.