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Le vacanze estive accendono le disuguaglianze? Sembra di sì

Sembra, secondo uno studio durato otre 20 anni a Baltimora, che le differenze di profitto fra studenti si acutizzino, non a scuola ma a casa, nel proprio quartiere, e in particolare durante i mesi estivi, secondo una teoria chiamata comunemente “del rubinetto”, ovvero quel fenomeno per cui “le risorse educative sono aperte in modo diverso a seconda dello status socio economico delle famiglie”.

Sul quotidiano Domani, si legge una importante riflessione sul tema proprio delle vacanze estive che sarebbero appunto la causa di esiti diversi a scuola, come le poche ricerche fatte finora confermano.

Infatti, per un adolescente italiano che vive in un quartiere culturalmente attivo di una città ricca, che ha dei genitori laureati e dunque di classe sociale medio-alta, la pausa estiva sarebbe per lo più un ulteriore passo per apprendere, considerato che intraprenderà viaggi, esperienze culturali diverse, soggiorni estivi all’estero, visite a musei e altri eventi culturali, per cui quel “rubinetto” rimarrà costantemente aperto, consentendogli di continuare a bere cultura e sapere. 

Al contrario per il suo coetaneo di un quartiere periferico di una città più povera, dentro una famiglia non benestante e dunque senza stimoli culturali o approcci formativi interessanti, quel famoso rubinetto resterà chiuso, con le relative conseguenze.

Da qui l’accusa alla scuola che, se non riesce a invertire questa tendenza, ma anzi, con i voti e le bocciature la convalida, le differenze fra gli alunni non saranno mai abbattute.

Lo studio di Baltimora proverebbe in effetti che contesti socio economici diversi portano a risultati diversi fra studenti, mentre la scuola non sembra avere piena consapevolezza del fatto che le estati non sono uguali per tutti. Infatti i ragazzi delle venti scuole di Baltimora hanno dimostrato, indipendentemente dalla classe sociale, la stessa velocità negli apprendimenti, mentre è cambiato il risultato finale: il rubinetto delle opportunità di apprendimento per qualcuno è sempre aperto e per altri invece no.

Da qui pure la riflessione sulla scuola italiana e i suoi sistemi di valutazione che avrebbero come risultato quello di scoraggiare e indebolire sia gli studenti che le loro famiglie, come dimostrano le percentuali di ragazzi fermati, quasi tutti appartenenti alle  classi sociali più svantaggiate, mentre occorrerebbe aprire anche per loro quel rubinetto  “con corsi di recupero estivi o esami di riparazione per chi è già rimasto indietro”.  

Ha dunque senso, si chiede l’articolo del Domani,  avere un servizio pubblico, come la scuola, stagionale, che stacca la spina e lascia ragazze e ragazzi per tre mesi nelle mani delle famiglie e dei loro portafogli?

Fra l’altro appare noto che l’apprendimento è multifattoriale, che non tutto si gioca nelle ore in classe e allora, la domanda delle domande è: come garantire un’estate che sia un’esperienza di arricchimento e di crescita per tutti?

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