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Le vite (e i vaccini) degli altri

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Buongiorno,
mi chiamo Anna Parodi, sono un’insegnante di scuola media. Ho ricevuto la prima dose di vaccino Astrazeneca, quando non era ancora sconsigliato per chi ha meno di 60 anni come me. Ma non mi lamento: sono stata vaccinata prima di mio padre 82enne. E comunque io sono stata vaccinata mentre tanti altri colleghi no, perché improvvisamente è arrivato lo stop alla vaccinazione per insegnanti e altre categorie professionali. Per favorire chi ha più di 80 anni, si dice e io potrei anche essere d’accordo, essendo figlia di un signore classe 1938 che ha dovuto aspettare metà aprile per avere la sua prima dose di Pfizer. Però, però, qualcosa non mi torna, anzi parecchio.

Gli over 80 non avrebbero dovuto essere i primi? Invece, è appurato che moltissime dosi sono finite a persone che rientravano nella famosa categoria “altro” del Ministero della Salute. Molti di questi “altri” privilegiati non sono lavoratori a rischio, mentre gli insegnanti lo sono eccome. E tali sono stati ritenuti a un certo punto, visto che per loro, se pure con ritardo in varie regioni fra cui la mia (Liguria) è stata avviata la campagna di immunizzazione. Ma forse, come ha ammesso con franchezza il ministro Speranza, questo è avvenuto perché c’erano molte dosi di Astrazeneca che a inizio marzo sembrava non fossero indicate per gli anziani e allora si è deciso di darle a insegnanti e poliziotti, insomma, per farne qualcosa. In mezzo c’è stato anche lo stop di alcuni giorni nella somministrazione di Astrazeneca che ha mancato alla mancata vaccinazione di molti insegnanti con annullamento di tutti gli appuntamenti.

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Poi la ripresa della campagna, non senza sorprese. Ad esempio i colleghi che si sono vaccinati due settimane fa, perlomeno in Liguria, hanno ricevuto Pfizer perché erano finite le dosi di Astrazeneca. Ora lo stop, perché si è realizzato che qualcosa (parecchio) non aveva funzionato nella protezione di anziani e fragili e perché si è capito che agli insegnanti under 60 non era più raccomandato il siero Astrazeneca. Insomma, i docenti non erano più utili per utilizzare le dosi di cui non si sapeva bene che fare. Quindi, niente più vaccino per chi è in classe, dall’oggi al domani. Anche se le scuole superiori sono riaperte, controsenso evidente; anche se il vaccino non è ancora arrivato a insegnanti della scuola dell’infanzia dove i bambini non portano la mascherina, a docenti di sostegno che sono a stretto contatto con alunni ugualmente senza mascherina, a maestri elementari e prof delle medie che spesso non possono proprio rimanere a due metri dagli alunni, pur dotati di dispositivi di protezione. Anche se ci sono colleghi che avrebbero dovuto essere vaccinati nei giorni dello stop ad Astrazeneca, che hanno faticosamente ottenuto un appuntamento e che poi se lo sono visto nuovamente annullare. Quando saranno vaccinati, se trentenni, quarantenni o cinquantenni? Forse a giugno? Quando le scuole chiudono?

Ma perché la scuola è l’ultima ruota del carro? Ci avevano promesso i test rapidi e non si sono visti. Io ho raccolto le autorizzazioni per i miei studenti a ottobre e niente, sono ancora lì nel cassetto. Nella scuola secondaria dove lavoro non sono certo mancati i casi di positività al Covid fra genitori, insegnanti e più raramente alunni, eppure la Asl è venuta a fare i tamponi solo in uno solo dei nostri quattro plessi.

La distanza fra i banchi è risibile, un metro da bocca a bocca è stato ritenuto sufficiente (come se i bambini e i ragazzi stessero sempre fermi), in ogni caso ora con la variante inglese le distanze dovrebbero essere ancora superiori (non lo dico io che insegno Lettere, l’ha detto pochi giorni fa il professor Burioni). I banchi “nuovissimi” sono in pratica tavolini da campeggio che già traballano. alunni con genitori positivi sono stati “dimenticati” dalla Asl per settimane, senza ricevere un tampone, lo hanno fatto da soli dopo 21 giorni. Nonostante tutto, siamo andati avanti con passione, fra difficoltà, quarantene, preoccupazione e qualche sana risata. Continueremo a farlo perché al contrario di quello che si sente dire, le scuole elementari e medie sono sempre rimaste aperte in molte regioni, fra cui la Liguria.

Però, un po’ di rispetto, sì, ce lo meritiamo, noi insegnanti che siamo a contatto con un’utenza che NON è vaccinata e non lo sarà a breve. Meritiamo noi rispetto, noi e i nostri alunni per i quali al momento non è prevista alcuna immunizzazione, noi e i loro genitori che di certo preferirebbero avere nelle classi insegnanti vaccinati. Così come meriterebbero rispetto i rappresentanti delle forze dell’ordine, anche loro coinvolti nello stop di questi giorni. Ma anche, ad esempio, i cassieri dei supermercati, che dall’anno scorso anche in pieno lockdown sono stati in prima linea, alle prese con clienti non sempre rispettosi delle norme.

E poi mi chiedo: gli appuntamenti a cui avrebbero dovuto presentarsi i prof miei colleghi in questi giorni e che sono stati annullati, a chi sono andati? Davvero le agende sono state riempite con anziani e fragili? Sarebbe bello se fosse così, ma considerati i tempi brevissimi ho qualche dubbio. Se qualcuno mi smentirò, ne sarò lieta.

A proposito, so di un uomo tetraplegico che non sa ancora quando riceverà il suo vaccino (è innegabilmente ultrafragile o sbaglio?) così come non lo sa sua moglie, infaticabile caregiver (autentica). Insomma, ora lo spazio lasciato “libero” dagli insegnanti c’è. Riempitelo, allora, ma per bene, in fretta.

Anna Parodi

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