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Legge di Stabilità, mentre Bruxelles dice sì il Senato valuta le modifiche: anche sulla scuola

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Sulla Legge di Stabilità da Bruxelles arriva un sì con riserva: la valutazione della flessibilità chiesta dall’Italia slitta in primavera, quanso si valuterà il prossimo programma.

La Ue ha fatto sapere, ll 17 novembre, che valuterà se le deviazioni richieste “sono usate effettivamente per aumentare investimenti”, se “esiste un piano credibile di aggiustamento” verso il pareggio e i “progressi su riforme”.

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La Commissione inoltre valuterà “se i progressi delle riforme sono in linea con le raccomandazioni del Consiglio”. Per quanto riguarda la clausola migranti, chiesta anche da Austria, Belgio e Germania, la Commissione spiega che farà la sua valutazione finale, che comprende anche le quote concesse ad ognuno, “quando esaminerà ‘ex post’, la deviazione temporanea dagli obblighi per il 2015 e 2016”.

 

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Intanto, a Palazzo Madama, sono iniziate, dopo la lunga discussione sul Mezzogiorno, le votazioni in commissione Bilancio sulla legge di bilancio di fine anno. Ci si starebbe concentrando, per ora, sugli emendamenti presentati dai senatori e accantonati: questi erano circa 300 ma molti, viene spiegato, saranno in realtà ‘assorbiti’ dal pacchetto delle relatrici, che hanno depositato una ventina di emendamenti. All’interno ci sono provvedimenti di modifica di vario genere: vanno dalla casa (novità per le seconde abitazioni di proprietà intestate ai figli) al canone Rai (rateizzabile in 10 mensilità), ma anche diversi interventi su scuola, università e ricerca.

Sul contenuto degli emendamenti, però, per il momento non si sa nulla. Molti dipendenti, della scuola come di tutto il pubblico impiego, sperano in un incremento dei fondi per il rinnovo del contratto (appena 8 euro, al momento), ma anche disposizioni sulle supplenze (bloccate quelle del primo giorno dei docenti e per i primi setti per gli Ata) e sulle pensioni (ancora nessuna deroga per i Quota 96 e per le donne). E anche l’assegnazione al comparto Istruzione dei fondi non spesi in precedenza e proprio dalla Legge di Stabilità deviati ora al bilancio dello Stato.

 

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