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Lettera di un docente per il nuovo anno scolastico

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Il 1 settembre è alle porte, lo sento arrivare dai profumi nell’aria come la brezza di primavera, lo avverto che sta per entrare e, per me e ogni operatore della scuola, è un poco come il giorno di Capodanno.

Segna l’inizio del nuovo anno scolastico…collegio dei docenti organizzativo in cui si delibera il “progetto educativo” intorno a cui ruota il nuovo tempo scolastico…almeno per l’anno in corso. 

Il 1 settembre è il giorno degli abbracci tra i docenti, che si ritrovano dopo una, più o meno breve, pausa estiva, con la voglia di condividere idee e costruire la scuola in cui credono ancora…il giorno per discutere, litigare, confrontarsi nella bella diatriba della vita.


È il giorno delle presentazioni per chi si affaccia in una nuova scuola o per i giovani insegnanti ammessi in ruolo…con la mano che ancora trema per la firma su quel foglio in cui è siglato il fatidico “tempo indeterminato”.

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Il 1 settembre è il giorno del ritorno, dell’amicizia, del sentirsi, insieme, comunità educante con la responsabilità di avere in carico la società del futuro…che parte da questo primo giorno di fine estate.


Ma quest’anno qualcosa non mi quadra…e non è per essere polemico o troppo attento al dettaglio geometrico. Non sono neppure un insegnante di matematica che ama le figure o la precisione numerica…ma davvero qui, qualcosa mi preoccupa.


Quale modello di scuola siamo sul punto di partorire? Basterà vedere come sarà questo 1 settembre, in tempo di pandemia, per rabbrividire alla perifrastica citata. Niente abbracci, né strette di mano, né saluti, né incontri…niente auguri di buon rientro con gli occhi volti all’abbronzatura. 
Distanza. Ecco la parola d’ordine del nuovo gruppo dei docenti.  

Isole che non potranno più comunicare…se non da uno schermo come in TV, nel talent all’ultimo grido.

Distanziamento è il nuovo imperativo per la scuola del futuro…ma cosa sarà la vita senza più relazione in presenza? Come si può insegnare, cioè lasciare un segno in chi mi è affidato, se tutto deve avvenire alla “giusta” distanza, rigorosamente misurata e dietro il velo di una mascherina?
Una scuola senza più sorrisi ma fatta di occhi privi di sguardo che faranno fatica a saper guardare aldilà del proprio schermo digitale. 


Ho paura di una scuola della misura…perché, al contrario, ho sempre creduto che l’insegnamento, come l’amore, deve essere “smisurato” nella sana follia di chi rompe gli argini perché sa che soltanto aldilà di una barriera che protegge ci può essere la scoperta del nuovo e il progredire della vita.


Ho paura dei discorsi che sento in giro dove al centro ci sono solo le “cose” e mai le “persone”. 
Ho sentito parlare in questi sei mesi di banchi mono uso e con le rotelle,  di misuratori della temperatura, di mascherine, di barriere protettive, di imbuti, di spazi vuoti da trovare. Mai una parola sui soggetti in questione fatti di corpi di carne e ossa, di cervelli liberi e pensanti, di libertà da far fiorire, di sogni da realizzare, di anime da nutrire. 

Mai una parola sull’arte, la cultura, la musica, la letteratura, le radici storiche e la ricerca scientifica. Non mi chiamate negazionista se grido il mio timore ma, soltanto, prevedo una nuova pandemia che sarà più forte della peste polmonare perché avrà tolto all’umanità ciò che umana la rende: la bellezza e la libertà.


Io sogno ancora una scuola bella, una scuola libera di poter portare un pensiero critico e divergente.
Allora buon 1 settembre a me, ad ogni docente, neo martire di questo tempo post umano. Noi ci saremo…on line…in mascherina…distanziati…come vorranno.


Facciamo pure tutti i test, i tamponi e le prove del caso…nelle inquadrature necessarie. Ma di tanto in tanto, come i sub che risalgano dalle immersioni più profonde, sapremo riemergere e vedere la luce…e ancora continueremo a sospirare per donare respiri.


Buon 1 settembre 2020 a tutti. 

Mario Ascione

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