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Lezioni in ospedale, le seguono 60mila alunni. Anche delle superiori: 20 anni fa il primo

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Cresce il numero di alunni ricoverati in ospedale che seguono un corso scolastico attraverso dei docenti che si recano direttamente nel nosocomio: sono circa 60 mila gli allievi coinvolti, in tutta Italia, in attività di studio.

Indispensabili le delibere collegiali

Ora, si scopre che questo genere di attività formative, che ricordiamo devono sempre essere avallate da ogni istituti attraverso le delibere degli organi collegali e lo stanziamento di fondi appositi assorbiti dal Fondi d’istituto, vengono attivate con una certa frequenza anche per gli iscritti alla scuola superiore.

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Dei 60 mila giovani ricoverati che ogni anno frequentano la scuola nelle corsie ospedaliere, circa 4.400 sono infatti studenti delle superiori. La prima volta che questo avvenne fu 20 anni fa, all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

L’anniversario verrà celebrato a breve, il primo febbraio, nell’ospedale con il convegno “Scuola in ospedale e istruzione domiciliare: l’esperienza ventennale del Rizzoli, educare con cura”.

Il paziente quattordicenne che aprì alle superiori

“Sono pronto ad affrontare qualsiasi cosa, ma non fatemi rinunciare a studiare”: tutto nacque da questa frase pronunciata da un paziente quattordicenne, scrive l’Ansa.

“Il ragazzo aveva iniziato da poco a frequentare le superiori quando fu ricoverato al Rizzoli per un osteosarcoma, una rara forma di tumore maligno”, racconta Marco Manfrini, chirurgo ortopedico a cui lo studente consegnò, all’epoca, la sua preoccupazione.

“Tornato a casa – prosegue – ne parlai con mia moglie, che era insegnante e che riuscì a sensibilizzare la sua scuola. Da un’indagine tra i ricoverati, era emerso infatti che il 40% dei ragazzi delle superiori perdevano uno o due anni scolastici in concomitanza con la malattia”.

Mentre esistevano già scuole elementari in ospedale, per i più grandi non c’era nulla. Fu la prima volta in tutta Italia ma presto la scuola superiore si diffuse in tanti altri ospedali, da Padova a Palermo. L’obiettivo, spiega Antonella De Tommasi, professoressa di matematica e coordinatrice della sezione ospedaliera del Rizzoli, “è far mantenere i contatti con compagni di classe e non far perdere l’anno. Le nostre valutazioni vengono recepite dagli istituti di provenienza, facendo sì che il ragazzo abbia regolarmente una pagella”.

L’esempio del Bambino Gesù di Roma

Al di là dei fini scolastici, conclude Daniele Ferrari, già responsabile del reparto di Chemioterapia del Rizzoli, “rappresenta un elemento di speranza e motivazione. Fa capire a ragazzi e genitori che la vita continua, nonostante la malattia”.

A livello nazionale, sono molti gli ospedali che hanno attivato il progetto delle lezioni in ospedale. Qualche mese fa, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico pediatrico Bambino Gesù di Roma, erano ben 52 i giovani che avevano aderito. Per loro, nell’occasione, è stato avviato anche un nuovo corso di alfabetizzazione, oltre che una nuova App gratuita per smartphone e tablet, che da quest’anno consente di prenotare le lezioni e segnalare ai professori esigenze formative particolari.