“Rispetto ad altre crisi, in cui i bambini sono risparmiati, qui sembra quasi che siano un obiettivo prioritario”, a dirlo a Vita.it un infermiere udinese, già presidente di Medici senza frontiere, che fino a giugno ha lavorato con l’Unicef nelle terapie intensive neonatali e pediatriche della Striscia di Gaza.
“L’obiettivo è disumanizzare, banalizzare. Se si uccidono costantemente bambini durante le distribuzioni di cibo, le prime volte la gente si scandalizza, poi pian piano diventa quasi “accettabile” per l’opinione pubblica. Ci sono stati 890 morti dall’inizio delle distribuzioni”.
A Gaza, inoltre, metà della popolazione è composta di giovani con una età media di 18 anni e forse per questo si sono registrate azioni molto dure e significative contro di loro, come il blocco degli aiuti alimentari.
Nelle ultime settimane ci sono stati più di cento morti per malnutrizione, la maggior parte dei quali sono bambini. Poi ci sono gli attacchi durante le distribuzioni di cibo, di cui i bambini non sono vittime collaterali, ma quasi i protagonisti.
Affamati, continua a dire l’infermiere fra i pochi autorizzati a rimane a Gaza, per istinto vanno nei luoghi delle distribuzioni di cibo per tentare di accaparrarsi quello che possono, così vengono colpiti.
E sottolinea pure che i pochi aiuti umanitari, arrivati attraverso la Gaza humanitarian foundation, sono un bluf, “intanto perché la configurazione di questa organizzazione sarebbe molto discutibile, essendo governativa americana e israeliana, e poi perché sarebbe di supporto delle forze armate israeliane e questo di fatto la esclude dal mondo umanitario. Inoltre, gli alimenti non hanno nulla a che fare con la lotta alla malnutrizione”.
Distrutti i più importanti ospedali, continua a narrare e Vita.it l’infermiere, “nella Striscia ci sono 38mila nascite all’anno, c’è grande necessità di avere neonatologie. Col tempo siamo riusciti a strutturare nella zona settentrionale cinque terapie intensive neonatali pienamente funzionanti, del tutto simili alle nostre di una ventina di anni fa. Siamo passati da due a 33 incubatrici funzionanti e questo è un dato importantissimo”.
In ogni caso “i bambini sono la parte più debole di una catena di per sé sfibrata, che si sta spezzando, mentre tutte le attività delle Ong e della agenzie come l’Unicef sono di fatto limitate e coordinate nei movimenti dall’esercito israeliano e non c’è la possibilità di girare liberamente per verificare quali siano i bisogni. Ogni volta bisogna chiedere, notificare e coordinare gli interventi con l’esercito israeliano”.
E ancora, per l’esercito israeliano “chiunque sia di supporto alla popolazione palestinese, in questo momento, è considerato un fiancheggiatore di Hamas”, anche se “le organizzazioni non hanno contatti di alcun tipo con Hamas e si occupano esclusivamente di popolazione civile, in particolare di bambini”.