Home I lettori ci scrivono Ma la didattica a distanza non è obbligatoria

Ma la didattica a distanza non è obbligatoria

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Buon giorno, sono un docente e vorrei parlare di didattica a distanza. In questi giorni si continua a leggere e sentire da più parti che “la didattica a distanza è diventata obbligatoria” in quanto lo stabilisce il Decreto Legge sulla scuola (suppongo si riferiscano al D.L. 8 aprile 2020 n. 22).
A parte il fatto che non si capisce come la DAD possa diventare obbligatoria da un giorno all’altro, senza nessun tipo di contrattazione, senza stabilire con quali strumenti software e hardware, con quali connessioni, con quali finanziamenti, senza alcun approfondimento sugli aspetti legati alla privacy o sul fatto che molti alunni sono minorenni ecc. ecc.  ecc.. La DAD si sta già adottando da marzo e i docenti stanno facendo di tutto per mantenere un rapporto con i loro alunni  e, forse, sarebbe bastato ringraziarli (come, in effetti, è stato fatto anche dalla ministra), ma parlare di obbligatorietà mi pare fuori luogo.

Andando a leggere con attenzione il D.L. 22/2020 scopriamo che, attualmente, non sussiste alcun obbligo. Di didattica a distanza si parla nell’art. 2, c. 3 del quale, a quanto pare, molti non hanno letto neppure il titolo: “Misure urgenti per l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020/2021”.
Si tratta del prossimo anno scolastico, non di quello in corso! Al comma 3, leggiamo: “In corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione …”.

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Quindi continuiamo ad arrangiarci come possiamo, ad utilizzare gli “strumenti informatici o tecnologici a disposizione”, come scritto nel c. 3, ma per arrivare ad una vera DAD ci vorrà un po’ di tempo perché è chiaro che, se vogliamo che funzioni bene, bisognerà adottarla sempre e non solo “a seguito dell’emergenza epidemiologica” (o altre emergenze).
Bisognerà entrare nell’ordine di idee che una parte di attività didattica ordinaria si possa (e si debba) svolgere regolarmente con modalità a distanza in modo tale che quando arriverà un’altra emergenza  (epidemiologica, terremoti, alluvioni o altro) saremo pronti e non dovremo inventare nulla o arrangiarci ognuno come può (come stiamo facendo adesso).

Solo in questo modo si potranno mettere a punto, con calma, tutti gli strumenti che servono ai docenti e agli alunni per la DAD, senza creare disparità nelle condizioni di accesso a servizi (ma questo è un altro tema che andrebbe approfondito a parte).

Marco Sanna