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Prima Ora | notizie del 10 luglio

09.07.2026

Maestra a processo per maltrattamenti si difende citando Montessori e Steiner: “Volevo educarli, non ammaestrarli”

Nove famiglie, nove bambini, un’accusa di maltrattamenti che risale al 2019 e 2020 in una scuola elementare torinese. Ieri, mercoledì 8 luglio, in aula la docente di 66 anni ha fornito la sua versione dei fatti, trasformando quello che genitori ed ex allievi descrivono come un “clima di terrore” in un percorso pedagogico ispirato a Maria Montessori e Rudolf Steiner.

“Ho solo spostato la testa dal foglio”

Come riporta Repubblica, la pm ha elencato episodi precisi: capelli tirati, una bacchetta di legno brandita, punizioni umilianti. Su ogni punto la maestra ha opposto una smentita. Sul bambino cui avrebbe tirato i capelli mentre svolgeva i compiti in classe: “Ho solo spostato la sua testa dal foglio”. Sull’episodio della bacchetta, descritto da una bambina che l’aveva vista diventare ‘paonazza con gli occhi fuori’: “Io non ho brandito nulla”. Quando la giudice ha chiesto come si spiegasse una denuncia basata sul turbamento profondo di due bambini che avevano raccontato eventi traumatici ai genitori, la risposta è stata: “Non me lo spiego”. In aula sono state portate le testimonianze di ragazzi ormai adolescenti che, a distanza di anni, si sono sciolti in lacrime ricordando quel periodo. La difesa ha evocato l’ipotesi di un complotto orchestrato dai genitori.

Montessori e Steiner come scudo difensivo

Nel corso dell’udienza la maestra ha più volte fatto ricorso a grandi nomi della pedagogia per legittimare il proprio metodo. Ha citato Rudolf Steiner e Maria Montessori, presentandosi come un’insegnante ispirata ai principi della libertà e della felicità del bambino. Ma la difesa ha assunto toni paradossali quando, parlando della stessa Montessori, ha precisato: “Scriveva libri bellissimi… non era neanche un’insegnante, era un medico”. Una puntualizzazione che non ha mancato di colpire. La pm ha replicato senza giri di parole: “Non mi sembra che i suoi bambini siano stati tanto felici con lei”. La maestra non ha battuto ciglio: “Il mio obiettivo didattico non era ammaestrarli, ma educarli”.

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