A scuola indossava il niqab, non poteva mangiare né bere durante le pause e, sullo scuolabus, aveva il divieto di sedersi accanto a compagni maschi. A 15 anni, una studentessa straniera residente in un comune salentino non viveva la propria adolescenza come le coetanee: era già promessa sposa a un parente connazionale, di vent’anni più grande di lei. Ora la ragazza è lontana dalla famiglia di origine, grazie all’intervento congiunto della scuola e del tribunale dei minori.
Come riporta Repubblica, il disagio della ragazza è emerso gradualmente: prima le confidenze ad alcune compagne di classe, poi l’intercettazione del malessere da parte delle insegnanti di cui si fidava maggiormente, infine la segnalazione della dirigente scolastica agli organi competenti. La studentessa aveva confidato anche di aver pensato al suicidio. Di concerto con i servizi sociali, gli inquirenti hanno avviato le prime verifiche, ricostruendo un contesto familiare in cui la giovane viveva “in un clima sempre più asfissiante e opprimente”, con un futuro già segnato dal matrimonio combinato con un cugino. Il tribunale dei minori di Lecce, con un provvedimento d’urgenza firmato dalla gip, ha disposto l’allontanamento della ragazza dalla casa familiare, ravvisando “un grave pregiudizio e pericolo per l’incolumità psicofisica” della minore. La giovane è ora in una comunità, affiancata da operatori e da una curatrice speciale, mentre l’indagine prosegue per il reato di maltrattamenti in famiglia, al momento ipotizzato in astratto nei confronti dei genitori.
Il caso riporta alla memoria una vicenda analoga del 2021, quando per un caso simile era finito sotto processo il padre di una quattordicenne originaria dello Sri Lanka, residente a Lecce, anche lei promessa sposa di un cugino nonostante fosse innamorata di un compagno di classe italiano. Quella ragazza oggi vive in Francia, dove si è trasferita con il giovane conosciuto a scuola; il processo contro il padre si è invece concluso con un’assoluzione. Come sottolinea una fonte qualificata, in vicende di questo tipo “la priorità è rappresentata dalla necessità di tutelare il più possibile ragazzi e ragazze che crescono in simili contesti familiari”.