In Veneto, dove da anni si registra una forte carenza di docenti di sostegno, la Regione ha stipulato da almeno un decennio convenzioni con cooperative sociali per affiancare agli studenti con disabilità operatori socio-sanitari (Oss). Una prassi che, secondo Leonardo Chiarello, docente di sostegno dal 1997 e dirigente della Cisl Scuola di Venezia, si sta trasformando in una vera e propria sostituzione: “Un’anomalia tutta veneta”.
Gli Oss vengono assegnati soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie agli alunni che necessitano di assistenza per mangiare, andare in bagno o per l’igiene personale, mansioni che nel contratto della scuola questa figura non prevede. Il problema, spiega Chiarello al Gazzettino, nasce quando gli uffici scolastici calibrano le ore del docente di sostegno sulla base della presenza dell’operatore socio-sanitario: “Una situazione che abbiamo più volte denunciato reputandola illegittima, prima o poi qualcuno si rivolgerà al giudice”. Un meccanismo che, sottolinea, priva gli studenti di ore di didattica e taglia posti di lavoro per gli insegnanti.
Nella provincia di Venezia gli studenti con disabilità nelle scuole statali sono poco più di 3.500, circa 1.500 alle elementari e quasi mille alle medie; a livello regionale il numero sale a quasi 23mila. Negli ultimi dieci anni la loro incidenza sul totale degli iscritti è quasi raddoppiata, passando dal 2,6% al 4,8%, con punte oltre il 5,2% alle primarie e alle medie, un aumento legato in particolare alla crescente diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento come dislessia, disgrafia e discalculia.
In provincia di Venezia mancano attualmente 291 posti di sostegno; alla primaria, su un contingente autorizzato di 217 posti, le disponibilità reali restano scarse perché gran parte del personale in graduatoria ha già ottenuto un contratto a tempo indeterminato. L’ultima possibilità resta la mini call, in programma tra il 14 e il 19 agosto, aperta a personale di altre province o regioni; solo dopo si procederà con i precari privi di titolo. I percorsi di specializzazione Tfa attivati dal ministero, spiega ancora Chiarello, restano numericamente insufficienti rispetto al reale fabbisogno.