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Manzi (Pd): altro che barzellette. Servono investimenti e non misure spot a costo zero

In un’intervista rilasciata all’agenzia Adnkronos, Elly Schlein aveva attaccato duramente le politiche scolastiche del ministro Giuseppe Valditara, accusandolo di voler trasformare la scuola in un ambiente repressivo e distante dalla realtà degli studenti: “La scuola deve educare alla cittadinanza e allo spirito critico; non migliora irrigidendo le regole o guardando a un passato che non c’è più”. 

E poi ha criticato l’inasprimento del voto in condotta, l’introduzione dell’esame di cittadinanza e il divieto degli smartphone anche alle superiori.

Ha infine proposto l’aumento degli stipendi per gli insegnanti, la gratuità dei libri di testo, delle mense scolastiche e del trasporto pubblico locale, e un piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, criticando il taglio di 5.660 posti docenti e 2.174 ATA dal 2025/2026, oltre al dimensionamento scolastico che penalizza le aree più fragili.

Come è noto, la risposta del ministro Valditara è stata secca: Schlein racconta “barzellette”, rivendicando uno stanziamento di 4,6 miliardi per la scuola nel 2025. 

Alla risposta del ministro, segue una ulteriore replica di Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Partito Democratico: “Le parole di Elly Schlein sono chiare: alla scuola non servono misure spot, servono investimenti. È ora di smetterla con i tagli mascherati da riforme e con un approccio che guarda alla scuola esclusivamente come luogo dove imporre ordine e disciplina, invece che coltivare crescita, inclusione e opportunità”. 

“Non si migliora la scuola solo con misure autoritarie, ma con più risorse. Quello che vediamo è un disegno chiaro: mentre si annunciano nuove regole sempre più severe per gli studenti, si tagliano cattedre, si accorpano scuole e si impoverisce l’offerta educativa. Il governo parla di merito, ma taglia gli strumenti che possono offrire a tutti e tutte reali opportunità: insegnanti, progetti, spazi”.

E poi prosegue: “Il calo demografico è un dato di fatto, ma non può essere l’alibi per smantellare la scuola pubblica. I fondi che si “risparmiano” con meno alunni non devono essere dirottati altrove, ma reinvestiti nella scuola: per ridurre il numero di studenti per classe, potenziare l’organico, migliorare l’edilizia scolastica, garantire più tempo scuola e rafforzare il sostegno. È questo che chiedono famiglie, studenti e docenti. Serve un piano organico contro il caro-scuola: il Partito Democratico ha già presentato in Parlamento proposte concrete per garantire libri gratuiti, mense accessibili, trasporti agevolati per abbattere le disuguaglianze e sostenere davvero il diritto allo studio”.

“Gli organici docenti tagliati e la riduzione dell’organico ATA rappresentano una scelta miope. Servirebbe invece un grande piano di investimenti -anche dal punto di vista delle retribuzioni- per chi lavora ogni giorno nelle scuole che sono il primo luogo in cui si combattono le diseguaglianze. È il primo spazio di libertà e di emancipazione, come ha ricordato Schlein. Servono investimenti veri ma anche ascolto, rispetto e fiducia per chi ogni giorno lavora nelle nostre classi”. 

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