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Tracce Maturità 2026 - Speciale Prima Ora del 19 giugno

Matematica alla maturità: prove troppo difficili, demotivano gli studenti

Sono un insegnante di matematica e sento il dovere di sollevare una questione che molti colleghi conoscono bene, ma che troppo spesso viene affrontata solo in modo informale: la seconda prova di matematica del liceo scientifico, così come è strutturata oggi, appare sempre più antiquata, poco aderente alla realtà delle classi e, in molti casi, sproporzionata rispetto alle competenze effettivamente consolidate dagli studenti.

Il problema non è l’esigenza di valutare seriamente gli alunni, né tantomeno la necessità di mantenere alta la qualità della formazione matematica. Il problema è un altro: si continua a proporre una prova unica, uguale per tutti, molto complessa, che finisce spesso per misurare non tanto la preparazione reale, quanto la capacità di gestire una situazione percepita da molti come eccessivamente difficile e lontana dal lavoro svolto durante l’anno.

In queste condizioni si produce un effetto ormai evidente: molti studenti si demotivano in partenza. Se un ragazzo è convinto che la prova sarà comunque troppo difficile per essere affrontata con i propri mezzi, smette di considerare lo studio come uno strumento utile e comincia a vivere l’esame come un ostacolo insormontabile. Si studia meno, ci si esercita meno, si rinuncia prima ancora di provare. La prova, invece di incentivare l’impegno, rischia di alimentare sfiducia e rassegnazione.

A questo si aggiunge un dato che non può più essere ignorato: la copiatura è diventata strutturalmente più facile e più diffusa, anche per effetto delle nuove tecnologie. Oggi non si tratta più soltanto del tradizionale passaggio di soluzioni tra candidati. Sempre più spesso, fuori dall’aula, entrano in gioco strumenti di intelligenza artificiale e canali informali di condivisione rapida delle risposte. Talvolta sono gli stessi adulti, perfino i genitori, a cercare la soluzione tramite piattaforme digitali e a farla arrivare agli studenti.

Il risultato è paradossale e profondamente ingiusto: la prova finisce per livellare studenti molto diversi tra loro. Chi ha studiato seriamente e chi non possiede le competenze necessarie possono ritrovarsi, alla fine, con esiti simili, non per merito di una valutazione equa, ma per effetto della circolazione delle soluzioni. In questo modo si penalizzano i più preparati e si svuota il senso stesso dell’esame.

Per questo ritengo necessaria una revisione profonda della seconda prova di matematica. Non si tratta di abbassare il livello culturale della disciplina, ma di costruire una prova più sensata, più moderna e più coerente con gli obiettivi reali dell’insegnamento.

Una possibile soluzione potrebbe essere la seguente: proporre una prova più essenziale nelle richieste fondamentali, centrata ad esempio su uno studio di funzione, ma parametrizzato in modo individuale per ciascun candidato. I parametri potrebbero essere generati a partire da elementi personali codificati – per esempio nome, cognome, data di nascita, codice fiscale, o altri identificativi stabiliti dall’amministrazione – così da ottenere tracce simili nella struttura, ma diverse nei dati e nei dettagli matematici.

Un modello di questo tipo presenterebbe diversi vantaggi:
• sarebbe alla portata delle competenze realmente richieste a uno studente di liceo scientifico;
• consentirebbe una valutazione autentica del lavoro individuale;
• ridurrebbe drasticamente la possibilità di copiatura, perché ogni prova sarebbe diversa;
• restituirebbe motivazione agli studenti, che saprebbero di potersi confrontare con un compito impegnativo ma affrontabile;
• premierebbe davvero la preparazione, evitando l’attuale appiattimento tra chi ha studiato e chi si affida a soluzioni esterne.

Una prova nazionale deve certamente essere seria, rigorosa e selettiva. Ma deve anche essere credibile, equa e coerente con il tempo in cui viviamo. Oggi non basta difendere modelli costruiti per un contesto che non esiste più. Se la struttura della prova favorisce, nei fatti, scorciatoie, copiature e deresponsabilizzazione, allora è il modello che va ripensato.

La scuola ha bisogno di verifiche che misurino davvero ciò che gli studenti sanno fare, non di prove che, per eccesso di rigidità o di difficoltà, finiscano per incoraggiare comportamenti opportunistici e demotivazione. Riformare la seconda prova di matematica del liceo scientifico non significa semplificare la scuola in senso deteriore; significa, al contrario, renderla più giusta, più efficace e più aderente alla realtà educativa attuale.

Mi auguro che questa riflessione possa essere raccolta da chi ha la responsabilità di progettare l’esame di Stato, aprendo un confronto serio con gli insegnanti che ogni giorno vivono la scuola reale, nelle classi reali, con gli studenti reali.

Arianna Ragusa

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