Home Attualità Maturità 2019, il sottosegretario Giuliano: “Vi spiego come sarà il nuovo esame”

Maturità 2019, il sottosegretario Giuliano: “Vi spiego come sarà il nuovo esame”

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Lunga intervista a Skuola.net per il sottosegretario all’Istruzione, Salvatore Giuliano. Tanti gli argomenti trattati con l’esponente del governo Conte

La nuova Maturità spiegata dal sottosegretario

A partire dall’esame orale, con la domanda a sorteggio tra tre buste: “Nell’ordinanza ministeriale in arrivo – tranquillizza Giuliano – si chiarirà che l’orale inizierà con uno spunto, con cui la commissione orienterà il colloquio. Potrà essere un’immagine, un video, una formula chimica, il titolo di un libro. Questo nuovo esame consentirà ai ragazzi di esprimersi al meglio”. Ma c’è un altro punto ancora poco chiaro: l’ex alternanza scuola lavoro, oggi percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento.

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Come verranno valutate le ore? Cosa sarà chiesto all’esame? Anche qui, però, le parole del sottosegretario invitano alla calma: “Il monte ore – continua Giuliano – non costituisce requisito d’accesso (così come le prove Invalsi). Nel colloquio, invece, gli studenti illustreranno e presenteranno il proprio percorso di alternanza. Con la modalità che meglio rispecchi il percorso (un video, un testo, una presentazione, ecc). Senza però concorrere a una valutazione autonoma: non c’è un voto specifico al percorso di alternanza. Così sarà per il 2019, per i prossimi anni si vedrà”.

Una maturità che, a differenza di quanto è stato detto negli ultimi giorni, secondo il preside-sottosegretario è stata pensata per agevolare i ragazzi: “Non c’è più la terza prova – sottolinea – quella che nei piani doveva far brillare i ragazzi ma che invece si è trasformata nella prova in cui cadevano di più. Ora, invece, viene valorizzato molto di più il percorso scolastico (con i 40 crediti disponibili). Anche sulla seconda prova, ci saranno due discipline ma ciò non vuol dire che ci saranno due compiti da fare (ad esempio matematica più fisica). Sarà una prova integrata, con la prevalenza di una materia (di solito quella di cui si fanno più ore) a cui si aggiungeranno spunti della seconda materia caratterizzante”. La nuova maturità, nei piani del Miur, dovrà essere per gli studenti l’occasione di dimostrare quello che realmente hanno fatto e hanno imparato. “Per questo – anticipa Giuliano – stiamo prevedendo il coinvolgimento nei gruppi di lavoro che prepareranno le tracce di persone che vivono quotidianamente la scuola, che non hanno perso il contatto con la realtà, per evitare che vengano fuori tracce “lunari”. Cerchiamo di dare cose che siano collegate a quello che si fa a scuola”.

Tecnologia a scuola, uno strumento per la didattica. Smartphone in classe? Decidano le scuole

Inevitabile, poi, un accenno al ruolo della tecnologia dell’istruzione. Lui che dell’innovazione ne ha fatto una bandiera. E qui Giuliano sorprende: “Non bisogna pensare alla tecnologia come a qualcosa che risolve – dice – aiuta se utilizzata in modo costruttivo, con docenti formati ma anche con alunni che sanno sfruttare gli strumenti a scopo educativo. La differenza la fanno le persone. Mettendo le famose tre P (passione, passione e passione). Non tanto quello che facciamo ma come lo facciamo. Bisogna rompere il legame tra apprendimento e sofferenza. Si può imparare divertendosi. Se gli studenti stanno bene, nel senso più ampio del termine, si crea una relazione tra docenti e alunni che migliora l’apprendimento. Se si riesce a innescare questo circolo virtuoso i risultati sono addirittura sorprendenti”. Una filosofia che il preside sta tentando di far entrare anche nei corridoi del Ministero: “Al Miur stiamo cercando di progettare un ambiente interno dove si potranno sperimentare le metodologie innovative. Uno spazio a disposizione di tutti. Non averlo mi sembrava un controsenso. E poi c’è la volontà di istituire delle ‘equipe territoriali formative’: saranno esonerati dal servizio 120 docenti per formare i loro colleghi alle nuove metodologie, anche con l’utilizzo delle tecnologie. Ritengo che il modo migliore per diffondere il sapere sia il contagio”.

Un tema, quello dell’opportunità di spingere sulle nuove tecnologie a scuola tornato d’attualità dopo la notizia secondo cui, una proposta di legge in discussione in Parlamento, vorrebbe vietare l’ingresso degli smartphone nelle classi, vedendoli come fonti di distrazione: “Anche quando andavo a scuola io – ribatte Giuliano – c’erano elementi di distrazione ma ci può stare che i dispositivi tecnologici possano produrre questo effetto più facilmente. Ma quando ci si distrae il guaio è già stato fatto, significa che l’alunno non è sufficientemente coinvolto. La scelta se usare gli smartphone o meno in aula dovrebbe essere demandata all’autonomia dei docenti e delle scuole. Vanno utilizzati con cognizione di causa, altrimenti diventano dannosi. C’è però bisogno di una riflessione a monte su come utilizzare proficuamente gli strumenti. Ci vuole un progetto di utilizzo. Dobbiamo investire sulla metodologia prima che sugli strumenti”.

Gli ITS e i lavori del futuro

Infine una riflessione sul futuro, su quali saranno i lavori e le professioni a cui dovrebbe iniziare a preparare la scuola: “Sicuramente – è la convinzione del sottosegretario – avranno tutti come comun denominatore la tecnologia, a mio avviso i settori che potranno dare più sviluppo all’occupazione riguarderanno l’ambiente, le energie rinnovabili, le smart cities così come quelli che tutelano il patrimonio culturale, il Made in Italy, la moda, l’agroalimentare. Soprattutto in Italia”. E al territorio sono legati anche dei percorsi che stanno particolarmente a cuore a Giuliano: gli ITS – gli istituti tecnici superiori, valida alternativa all’università – di cui ha la delega. “Molto spesso – chiarisce – si confondono con gli istituti tecnici tradizionali, quando invece sono percorsi di due (o tre) anni che si svolgono dopo il diploma. Inoltre sono strumenti formativi ma soprattutto dal forte potere occupazionale: l’82% dei diplomati degli ITS, a un anno dal titolo, già lavora con un contratto stabile. Alla formazione partecipano anche le aziende e gli imprenditori, si fa quello che realmente serve su quel territorio. Ma solo il 3% degli studenti sa cosa siano. Invito i ragazzi a informarsi e approfondire questa opportunità”.

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