Il docente e scrittore Christian Raimo parte dal caldo per parlare della maturità 2026. “Un dettaglio che dice tutto del rapporto tra la scuola legale e la scuola reale”, scrive sul Domani, sottolineando come le temperature insopportabili in molte aule prive di climatizzazione sia un dato materiale con cui tutti glli addetti ai lavori del mondo della scuola devono confrontarsi. Secondo l’intellettuale, sono tanti i punti critici della “nuova” maturità voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Il cuore della contestazione riguarda la presentazione iniziale basata sul curriculum dello studente. Invece di valorizzare l’individuo, sostiene Raimo, questa pratica avrebbe imposto un linguaggio ispirato al mondo aziendale, trasformando l’esame in una sorta di selezione del personale. Il colloquio di maturità infatti “rare volte nutre l’autoefficacia”, e andrebbe visto piuttosto “come prova generale del colloquio di lavoro: la scuola orientata all’impresa ha trovato il suo rito di passaggio”.
Anche l’introduzione delle quattro discipline al posto dei collegamenti interdisciplinari non va a genio allo scrittore. Essa infatti avrebbe prodotto “una somma di interrogazioni a compartimenti stagni, condotta senza linee guida chiare” e dunque insufficiente a vagliare concretamente la preparazione degli studenti. Inoltre, Raimo segnala la scomparsa della storia dai colloqui degli istituti tecnici e professionali, quasi a voler privilegiare la resilienza rispetto alla conoscenza del passato.
Complessivamente, per il docente e autore la riforma sarebbe una reazione punitiva verso le proteste studentesche degli anni precedenti. “Abbiamo avuto come esito l’esame edificante e al risparmio”, conclude Raimo, “Quello che si salva in mezzo allo sconforto […] genera solo più rabbia per una riforma che potrebbe essere fatta semplicemente mettendo a sistema quello che sappiamo riesce a valorizzare la fine di un percorso di studi e l’apertura di un’altra fase della vita“.