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Tracce Maturità 2026 - Speciale Prima Ora

18.06.2026
Aggiornato alle 17:58

Maturità 2026, scoppia la polemica, la prima prova esclude le donne da Deledda a Morante e Goliarda Sapienza

Ancora una volta, la prima prova dell’esame di maturità non ha incluso nessuna autrice donna tra le tracce di analisi del testo. Quest’anno la scelta è ricaduta su Cesare Pavese e Vitaliano Brancati. Un’assenza che non riguarda solo la Maturità, ma affonda le radici nei programmi scolastici e nei manuali di letteratura.

Il dato numerico

In quasi trent’anni di prima prova scritta, Giuseppe Ungaretti è comparso per ben cinque volte nelle tracce, Salvatore Quasimodo per tre. Pochissime scrittrici sono state selezionate per la sessione ordinaria. A denunciarlo, tra gli altri, è la scrittrice ed ex dirigente scolastica Maria Pia Veladiano, che commenta al Fatto Quotidiano: “Tra le tracce della tipologia A ancora una volta non c’è una donna”. L’avvocata e creator digitale Cathy La Torre ha pubblicato una lista di dieci scrittrici italiane del Novecento – da Grazia Deledda a Dacia Maraini – che vengono studiate a scuola ma non compaiono mai alle tracce ministeriali. Un paradosso difficile da ignorare, considerato che Deledda rimane l’unica italiana ad aver vinto il Nobel per la Letteratura.

Leggi la lista degli autori consigliati dell’avvocata

Dai manuali alla Maturità

Il problema nasce prima dell’esame di Stato. Una ricerca del quotidiano Domani sui manuali di letteratura del triennio rivela che le scrittrici antologizzate rappresentano tra il 2,74% e l’8,83% del totale degli autori presenti. In molti libri di testo, le voci femminili occupano poche righe, mentre decine di pagine sono riservate ai colleghi uomini. Se le autrici non entrano nei programmi, difficilmente arriveranno nelle tracce ministeriali. Non si tratta, secondo Veladiano, di applicare quote rosa, ma di esercitare “una vigilanza attiva per contrastare la strutturale invisibilità del femminile nei media, nei convegni e nelle istituzioni”. L’obiettivo, precisa la scrittrice, è “correggere il pregiudizio di partenza”, rendendo la presenza femminile pensabile e visibile all’interno del canone.

Le tracce 2026: luci e ombre

Sul merito delle scelte di quest’anno, Veladiano riconosce un segnale positivo nella selezione di autori della seconda metà del Novecento: “Per il secondo anno consecutivo il ministero seleziona autori moderni. È un segnale per i docenti: occorre spingersi oltre il canone tradizionale”. Sul testo di Pavese, tratto da Lavorare stanca, l’ex preside osserva che si tratta di “una poesia d’amore, probabilmente non corrisposto”, che consente agli studenti un coinvolgimento personale pur aprendo a temi più ampi. Più critico il giudizio su Brancati: “È meno noto e la traccia sulla memoria può risultare complessa per studenti giovani, culturalmente appiattiti sul presente”. Il rischio, avverte Veladiano, è scivolare nella retorica o nel moralismo, lontano dal lavoro letterario richiesto dalla prova. Resta aperta la domanda di fondo: quando troverà spazio, tra le tracce dell’esame di Stato, una voce come quella di Elsa Morante, Natalia Ginzburg o Goliarda Sapienza?

Galiano: “Non vengono dati ai ragazzi tutti gli strumenti per conoscere il mondo”

A intervenire, anche il docente e scrittore Enrico Galiano che sui suoi profili social ha commentato quanto segue: “Vedo che aver fatto notare l’evidente disparità di genere fra autori e autrici delle tracce di maturità ha fatto discutere. Bene, vuol dire che a qualcosa è servito! Ora: premesso che ognuno è libero di pensarla come vuole, ci mancherebbe. Per me un sintomo di quella brutta malattia che è l’intelligenza è l’attitudine a farsi tante domande, a mettere in discussione anche ciò che sembra ovvio. Quindi io cerco di farmene il più possibile, e sono sempre felice quando qualcuno prova a mettere in crisi qualche mia certezza.  Quindi per favore: non squalifichiamo il pensiero altrui come mera polemica solo perché non ne cogliamo la profondità e gli argomenti. Che ci sono, eccome se ci sono. In questo caso la domanda sottesa è semplice: posto che il nostro sguardo sul mondo si plasma anche in ragione di chi il mondo ce lo spiega e ce lo racconta, se io offro a ragazzi in formazione solo racconti e pensieri scritti da uomini, siamo sicuri che daremo loro tutti gli strumenti per comprenderlo, il mondo, o solo una parte di esso?  Davvero pensiamo che non perdano niente di importante? Se siete davvero convinti che un autore uomo e un’autrice donna sono delle persone e quindi non cambia niente, il contenuto di quel che dicono non sarà mai condizionato dal genere di appartenenza. Se secondo voi va bene che a scuola si studino soprattutto voci maschili – perché così è, date un occhio alle antologie tanto per dirne una. Se per voi va bene che anche all’esame di maturità ci siano soprattutto quelle voci. Insomma: se secondo voi è corretto dare ai ragazzi non tutti gli strumenti per leggere il mondo, ma solo una parte, chi sono io per farvi cambiare idea?”.

La risposta della Lega: “Tracce importanti, spiace che qualche attivista non lo capisca”

La deputata della Lega e capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione Giovanna Miele ha dichiarato: “Le tracce della prova di italiano ripropongono temi importanti, di forte attualità e di interesse sociale: il rapporto tra le generazioni, la capacità di meravigliarsi, il sacrificio e il valore della fatica. Viviamo in un tempo che spesso ci fa credere che esistano scorciatoie. Invece la scuola ci insegna che i risultati arrivano con l’impegno, la costanza e il coraggio di affrontare le difficoltà. Non mi meraviglia leggere che qualche scrittore particolarmente attivo nel criticare con solerzia e puntualità il ministro Valditara, abbia avuto da ridire perfino sulle tracce della maturità. Incredibile. Sono certa che i nostri studenti non si faranno rovinare questo momento che non misurerà il loro futuro, ma la loro consapevolezza di diventare donne e uomini liberi, responsabili e capaci di costruire il proprio cammino”.

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