Mancano ormai poche settimane all’inizio dell’esame di maturità, tanto criticato, ma dal valore universale. E mentre in Italia gli studenti chiedono di abolirlo, in Cina, il Gaokao è vissuto come uno degli eventi più importanti dell’anno.
Come spiega il giornalista Federico Rampini sul Corriere della Sera, ogni anno all’inizio di giugno la Cina si ferma per il Gaokao, il concorso nazionale di ammissione all’università. Quest’anno sono 12,9 milioni gli studenti chiamati alla prova, una massa umana equivalente alla popolazione di un intero Paese europeo di medie dimensioni. Erede moderno degli antichi esami imperiali che per oltre mille anni selezionavano la classe dirigente dell’Impero, il Gaokao concentra aspettative, ansie e speranze come nessun’altra prova scolastica al mondo. Nella tradizione confuciana il merito scolastico è sempre stato considerato una delle poche vie legittime per migliorare la propria condizione sociale, e ancora oggi milioni di famiglie credono che un buon risultato possa cambiarne il destino.
La preparazione è estenuante: giornate scolastiche che iniziano all’alba e terminano a tarda sera, corsi privati, tutor, simulazioni continue. Interi quartieri modificano le proprie abitudini durante i giorni dell’esame: le autorità chiudono strade, sospendono lavori edili e invitano gli automobilisti a non usare il clacson vicino alle sedi. Eppure il valore di una laurea è oggi messo in discussione dall’alta disoccupazione giovanile, rendendo ancora più spietata la corsa alle università d’élite di Pechino e Shanghai. Accanto alla pressione psicologica, cresce anche il fenomeno delle frodi tecnologiche: quest’anno le autorità hanno lanciato un allarme specifico contro gli occhiali intelligenti, capaci di connettersi a internet e all’intelligenza artificiale, predisponendo controlli rafforzati all’ingresso di tutte le sedi d’esame.
Anche la maturità italiana 2026 entra nella fase decisiva. La prima prova si svolgerà il 18 giugno e rappresenterà il primo test della riforma voluta dal ministro Giuseppe Valditara, che ha eliminato la possibilità della cosiddetta scena muta all’orale. Sul tema si è confrontata una puntata di Scuola Talk de La Tecnica della Scuola, con Vincenzo Schettini, docente e content creator, Angela Verdecchia della Rete degli Studenti Medi, e Antonello Giannelli, presidente dell’Anp.
Verdecchia ha ribadito la posizione del sindacato studentesco: “Ci auspicheremmo l’abolizione, perché un momento così riduttivo non può valutare un percorso così lungo e complesso negli anni più difficili della vita”. La rappresentante degli studenti ha anche condannato la scelta di bocciare chi ha deciso di non sostenere l’orale in segno di protesta lo scorso anno, accusando il Ministero di aver reagito in maniera punitiva anziché interrogarsi sulle ragioni del malessere giovanile. Schettini vede invece nell’esame una prova di crescita imprescindibile: “Il mondo è fatto di sfide. L’esame stressa positivamente e negativamente mente e corpo, proprio come accade nella vita adulta, nel lavoro, nella carriera. Se togliamo ai ragazzi anche queste situazioni di stress, come li facciamo crescere?”. Giannelli chiude il cerchio con un richiamo istituzionale e umano insieme: “L’esame di maturità si fa perché lo dice la Costituzione. Ma al di là della norma, rappresenta un passaggio all’età adulta, un momento da rievocare per il resto della vita”.