“La scuola deve preparare, deve dare cultura, deve dare preparazione, deve insegnare. E gli studenti sono chiamati a imparare. Imparare è faticoso, insegnare è faticoso, bisogna avere rispetto agli studenti un’aspettativa alta. Chi non risponde a questa aspettativa è bene che ripeta l’anno. La bocciatura non è una condanna a morte, è un invito a lavorare ancora su quello che non si è fatto nel corso dell’anno. Io sono per la severità. Sarà un pensiero antiquato, probabilmente lo è, ma vedo tanta impreparazione. I ragazzi, quando sono all’università, dovrebbero sapere molte più cose di quelle che sanno, dovrebbero essere molto più preparati di quello che sono”, queste le parole di Giorgio dell’Arti, giornalista, scrittore e intellettuale, ai microfoni della Tecnica della Scuola.
Dell’Arti ha parlato a lungo della scuola e di come viene concepita oggi: “Che cosa si vuole dalla scuola? Anche questo è un altro punto. Che cosa ci si aspetta dalla scuola? La scuola è un deposito dove papà e mamma lasciano i figli per non avere disturbi la mattina e il pomeriggio, oppure, visto che tutti lavorano, la scuola deve fare da babysitter? Se il concetto di scuola è questo va benissimo come stiamo adesso, però poi non ci lamentiamo della situazione generale, dell’ignoranza generale, della non conoscenza generale”.
E, infine, sulla Maturità: “Oggi passa il 99,5% o il 99,6%, cambiano solo delle frazioni. Rendere l’esame di maturità più severo senza cambiare il criterio che informa la scuola è abbastanza inutile. O si introduce un criterio di severità in tutti gli anni di studio, oppure è inutile cambiare la maturità. È un problema proprio di filosofia della scuola. Il mio consiglio ai giovani è di seguire le proprie passioni”.