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Aggiornato il 16.07.2025
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“Maturità t’avessi cambiata prima…”: anche i docenti chiedono di riformare l’esame. Ma come?

Sulla maturità i docenti chiedono “una seria riforma dell’esame“, perché così com’è il sistema non va. Ma c’è anche chi suggerisce di rivedere la valutazione, “in modo tale che, per raggiungere la votazione minima si debbano sostenere tutte le prove”. E ancora, c’è chi invoca provvedimenti punitivi, come “bocciare e sospendere” gli studenti che rifiutano di sostenere la prova orale.

Sono solo alcune delle risposte dei docenti al sondaggio lanciato da La Tecnica della Scuola sul tema della “scena muta” al colloquio finale. La vicenda è nota: diversi studenti in tutta Italia si sono rifiutati di sostenere la prova, in polemica con il sistema scolastico. Episodi a fronte dei quali il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è tornato a evocare una riforma dell’esame, a partire dalla possibilità di bocciare gli studenti che decidono di non sostenere il colloquio.

Dal nostro sondaggio, che ha visto la partecipazione di oltre 1.100 utenti, è emerso che sette docenti su dieci sono d’accordo con il ministro. Opinioni che riguardando un fatto di cronaca, senza dubbio. Ma che forse tradiscono anche la necessità di rivedere un istituto, quello dell’esame di maturità, che per molti non è più al passo con i tempi.

Le opinioni nel nostro sondaggio

Dalle risposte aperte al sondaggio sono emerse diverse proposte per migliorare l’attuale procedura basata sostanzialmente sulle medie dei voti dell’ultimo triennio (che producono fino a 40 punti) e le tre prove (due scritti e il colloquio) da cui scaturiscono fino a 60 punti complessivi.. Per più di qualcuno questo genere di esame avrebbe fatto il suo tempo e andrebbe quindi riformato, perché, ad esempio secondo un lettore, “allo stato attuale le commissioni […] non hanno alcun valore e, peggio, sono un aggravio di spesa (inutile)”. Il ministero, infatti, “potrebbe utilizzare quelle risorse per le retribuzioni del personale”.

Ancora, c’è chi propone commissioni composte “solo da docenti esterni“, e chi chiede di modificare “il sistema dei punteggi”, magari guardando all’esempio di altri Paesi, “come la Polonia, dove se lo studente viene bocciato non deve ripetere poi l’anno scolastico intero ma solo l’esame, in altra sessione”. C’è anche chi invita a tenere in considerazione l’aspetto piscologico, verificando se il rifiuto non dipenda “dal blocco emotivo di un alunno che durante l’anno ha sempre studiato”.

In questo caso, “invece di prendere provvedimenti punitivi, sarebbe meglio ascoltare attentamente le motivazioni di questi ragazzi”. 

Ma c’è pure chi invoca il “pugno duro”, perché fare scena muta “è un insulto nei confronti di chi nella vita si impegna duramente, magari anche lavorando, a conseguire un diploma”.

Mezzo secolo di riforme sugli esami

Come ricordato da questa testata giornalistica, in un precedente approfondimento, le polemiche sulla maturità non sono certo una novità. Anche perché l’esame ha più di cento anni di storia. Introdotto con la riforma Gentile nel 1923, da principio riguardava soltanto i licei e prevedeva fino a sei prove, da svolgersi in una sede esterna con commissari esterni.

Negli anni successivi fu modificato a più riprese, anche per venire incontro alle esigenze del Paese in guerra. Nel 1952 il ministro Giuseppe Bottai inserì i commissari interni. Nel 1969 il ministro Fiorentino Sullo modificò il sistema di valutazione, con sole quattro prove, il voto in sessantesimi e una commissione esterna con un solo membro interno.

Nel 1997 fu il ministro Luigi Berlinguer a creare l’esame di Stato “moderno”, con tre prove, il voto in centesimi e una commissione divisa a metà tra commissari interni ed esterni. Un impianto integrato più volte nel corso degli anni, soprattutto riguardo alle modalità di valutazione e di composizione della commissione d’esame.

Nel 2017 il ministro Valeria Fedeli ha introdotto le prove Invalsi per l’ammissione. Negli anni 2020 le regole sono state modificate per affrontare la pandemia da Covid-19, prevedendo solo il presidente esterno e tutti i commissari interni. Con il superamento dell’emergenza, l’esame di Stato è tornato di fatto alla versione del 2017, con alcune integrazioni.

Il ministro Giuseppe Valditara, come detto, ha annunciato a più riprese la volontà di modificare le regole, tornando alla dicitura di “maturità” e modificando il colloquio finale, che non sarebbe più una semplice interrogazione, ma si evolverebbe “in una prova multidisciplinare, capace di valorizzare l’intero percorso scolastico dello studente”.

Un esame non più al passo con i tempi?

Una volontà di cambiamento che, come detto, emerge in parte anche dalle valutazioni degli insegnanti. La Tecnica della Scuola ha chiesto un parere a Barbara Bellomo, docente e scrittrice, secondo la quale “la maturità è importante nel percorso di un ragazzo, perché rappresenta un momento di passaggio”, ricorda. “L’esame di Stato nell’ultima versione non mi fa impazzire, ma la notte prima degli esami resta un momento che i ragazzi devono vivere”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Marco Pappalardo, docente, autore e giornalista, che insiste sulla necessità di un dialogo con gli studenti. “Quello sul rifiuto dell’esame orale è un dibattito molto interessante, che interroga anche noi insegnanti”, spiega. “La prospettiva dell’ascolto reciproco è determinante. Non bisogna alzare barriere, ma ascoltare le motivazioni dei ragazzi, di coloro che hanno rifiutato l’esame ma anche di quelli che lo hanno fatto”.

“E se fosse tanto rumore solo per distrarci dalle criticità della scuola?”, si chiede invece Rosolino Cicero, presidente Ancodis, Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici. “Per meno di 10 alunni che si sono rifiutati di sostenere il colloquio e, a normativa vigente, hanno comunque superato l’esame, si è aperto un dibattito tra innocentisti e colpevolisti, tra chi vuole revisionare l’esame e chi non vuole cambiarlo, tra chi vuole sanzionare e chi vuole lasciare libertà di scelta, tra chi parla di furberia e chi di ribellione al sistema di valutazione”.

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