Breaking News
Aggiornato il 03.12.2025
alle 15:43

Miliardi per il riarmo: i docenti ne comprendono le conseguenze per la Scuola?

La spesa militare dello Stato italiano sta per aumentare esponenzialmente. Docenti e ATA sono consapevoli dell’impatto che ciò comporterà per le loro vite? Hanno capito che la Scuola non sarà più la stessa? Sanno che non potranno più contare nemmeno su una Sanità come quella che abbiamo conosciuto finora?

L’analisi del DPFP (Documento Programmatico di Finanza Pubblica) rivela che nel 2026 la spesa militare italiana — che già supera i 31 miliardi di euro — aumenterà di 3,5 miliardi. Nel 2027 l’incremento raddoppierà: 7 miliardi in più. Nuovo raddoppio (abbondante) nel 2028: 15 miliardi in più. Incremento totale previsto: 25,5 miliardi in tre anni. E sarà solo l’antipasto.

Se il welfare diventa warfare

Come sempre, una tal montagna di soldi pubblici (destinata peraltro ad aumentare i profitti privati dei produttori e trafficanti di armamenti), verrà reperita tagliando risorse alla Scuola (pubblica), all’Università (pubblica), alla Sanità (pubblica), e a ciò che resta del welfare. Impoverite e indebolite tutte le istituzioni che in una democrazia reale garantiscono diritti, interessi, benessere, sicurezza, il welfare si tramuterà in warfare: tutta la vita della nazione sarà finalizzata a facilitare operazioni militari, strategie e metodi di guerra. Un sogno per i miliardari del complesso militare-industriale. Un incubo per chiunque desideri vivere in pace e lavorare ad opere di pace.

Se la ricerca civile diventa (anche) militare

Che le cose stiano così lo dimostra una notizia passata quasi inosservata, ma sottolineata da IRIAD (Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo): dal 2026 il Consiglio Europeo per lInnovazione (EIC, European Innovation Council) potrà sovvenzionare tecnologie militari. Uno strappo drastico con una tradizione quarantennale, che separava la ricerca civile da quella militare.

Non basta: dal 2028, grazie al decimo Programma Quadro Horizon Europe (PQ10), la ricerca europea diverrà dual use, ossia con finalità militari mescolate alle civili. Il piano “ReArm Europefinalizza l’industria europea al riarmo, convogliando  cospicui investimenti sulle armi. Già il 19 marzo scorso il White Paper for European Defence preannunciava il duplice uso degli investimenti di EIC e del Fondo TechEU.

Se leggi e regolamenti cambiano per legittimare la militarizzazione del vivere

Eppure EIC è parte integrante di Horizon Europe, programma europeo di sostegno della ricerca scientifica, le cui attività di ricerca devono limitarsi alla sfera civile: per legge. Per evitare l’accusa di illegalità, dunque, il 22 aprile il Regolamento (UE) 2021/695 è stato modificato, e da quel momento le tecnologie a potenziale duplice uso” sono consentite nel quadro della ricerca EIC.

Ciò dimostra che molte risorse finanziarie, inizialmente destinate alla ricerca civile, verranno destinate a progetti militari, con la scusa di ridurre la dipendenza militare dagli Stati Uniti e/o da altre potenze. Un’Europa votata alla guerra.

Se la Scuola non è più una priorità (ammesso che ora lo sia)

Come si sottrarranno miliardi alla ricerca civile, altrettanto si farà per la Scuola, che già tra le ruote del carro è buon’ultima da almeno 40 anni. Ridotti i fondi, si procederà con la riduzione del personale docente e ATA. L’ambiente scolastico, già sotto stress, vedrà peggiorare le condizioni di lavoro per tutti. Gli stipendi resteranno ancora più fermi di ora. La mancanza di fondi per il rinnovo dei contratti aggraverà il nodo contrattuale, rendendo impossibile l’adeguamento dei salari alle condizioni reali della sopravvivenza e della spinta inflativa.

Diminuite ulteriormente le cattedre, salirà ancor più il numero di alunni per classe, con tutti i problemi annessi e connessi che i docenti già ben conoscono. Bloccate le assunzioni, aumenterà il precariato e salirà ulteriormente l’età media del personale docente stabilizzato (costretto a ritardare sempre più la pensione), impedendo il ricambio generazionale e aggravando la disoccupazione giovanile. Calato il numero dei collaboratori scolastici, mancando la sorveglianza ai piani, i docenti non potranno abbandonare le classi nemmeno per andare cinque minuti in gabinetto. Ridotto all’osso il personale amministrativo, le segreterie risulteranno paralizzate e inefficienti, molto peggio di ora. La vita scolastica peggiorerà per tutti, e  gli studenti impareranno ancor meno del poco che oggi riescono a imparare.

Se lo Stato spende più in armi che in istruzione

L’Italia diverrà l’unico Paese UE che riservi una percentuale maggiore di PIL agli armamenti anziché a Scuola e Università: già attualmente, infatti, la quota destinata dallo Stato italiano all’istruzione è tra le più basse dell’Unione Europea.

Tutto ciò porterà a conflitti sociali e scioperi: ammesso che gli scioperi vengano ancora consentiti in un’economia militarizzata.

Insomma, avremo una Patria guerriera e armata fino ai denti, ma ridotta al rango di Paese povero per quanto riguarda diritti, condizioni lavorative, Sanità, Scuola, ricerca scientifica pura, preparazione culturale di base. Un ritorno indietro di 130 anni, che farà piazza pulita di un secolo di conquiste sociali e civili, pagate a caro prezzo dai nostri padri e dai nostri nonni.

Se gli insegnanti non capiscono di aver moltissimo da perdere

Si rendono conto di tutto ciò gli insegnanti che non partecipano agli scioperi di questi giorni (e/o non scendono nemmeno in piazza) contro la militarizzazione dell’economia e del Paese? Ne prende coscienza chi crede di poter continuare la vita di sempre, in un Paese che spenda gran parte delle proprie risorse per la guerra?

Siamo ancora in grado di comprendere che ci stiamo preparando alla terza guerra mondiale senza batter ciglio, quasi che potessimo guardarcela comodamente in TV come uno show serale? Sappiamo ancora ricordare che la fine del mondo non sarà uno spettacolo da ammirare sul divano nella propria tiepida casa?

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate