Breaking News
Aggiornato il 05.09.2025
alle 19:55

Scuola (pubblica) sempre più povera, nel 12° Paese al mondo per spesa militare

Come sotto tutti i governi degli ultimi 40 anni, anche col governo attuale la spesa italiana per l’istruzione diminuisce. Cala in particolare la spesa per la Scuola rispetto al totale della spesa pubblica. Le cifre in assoluto paiono lievemente più alte: 55 miliardi nel 2022, 55,7 nel 2024. Ma i dati vanno messi in relazione con la spesa complessiva: sulla spesa pubblica totale, la quota per la Scuola è ferma al 7,3%; la media UE è del 9,6%; la Francia spende l’8,8%, la Germania il 9,2%, la Spagna il 9,3%, i Paesi Bassi addirittura l’11,3%.

Per qualcuno lassù la Scuola italiana è ricca?

Nel meeting di Rimini 2024 il governatore di Bankitalia Fabio Panetta definiva l’Italia «unico paese dell’area dell’euro in cui la spesa pubblica per interessi sul debito è pressoché equivalente a quella per l’istruzione». Era dunque una battuta quella del ministro Valditara al meeting di Rimini dello scorso agosto, quando ha dichiarato che «il finanziamento statale della scuola italiana non è assolutamente inferiore a quello di tanti altri Paesi europei»? Il ministro leghista è giunto ad affermare: «Penso che in rapporto al PIL sia persino superiore alla Germania».

Non riusciamo nemmeno a immaginare che un ministro della Repubblica menta sapendo di mentire. Si è dunque sbagliato? Si è trattato di una svista? O ignora i dati esatti? E quale di queste ipotesi è più inquietante?

Italia ultima nell’UE per spesa scolastica in rapporto alla spesa totale

Come i nostri lettori già sanno, comunque, le sue parole sono state presto smentite dalla stampa, a cominciare dalla testata Pagella Politica, specializzata dal 2012 nel fact-checking sulle dichiarazioni dei politici (attività meritoria nel combattere la disinformazione). Secondo Eurostat, in UE nel 2023 solo Romania e Irlanda hanno speso meno dell’Italia in percentuale sul PIL. Ma in rapporto alla spesa totale l’Italia è buon’ultima, persino dopo Grecia, Romania, Slovacchia, Portogallo, Polonia, Bulgaria, Malta e tutti gli altri.

Lo strano amore italico per le armi (e il disamore per scuole e ospedali)

D’altronde l’attuale governo ha preso nel 2022 le redini di un Paese che, a dispetto dei piagnistei di tutti i governi sulla mancanza dei fondi necessari per la Scuola, è pur sempre 8° nel mondo per PIL nominale (ben superiore a tutti i Paesi citati), e 28° per PIL nominale pro capite (inferiore solo all’Irlanda tra i Paesi citati). Un Paese ricco, che può scegliere dove collocare le proprie risorse e i propri investimenti.

La scelta però ricade sempre — e non da ora — su ben altro che scuole e ospedali. La prima ministra ha prontamente deciso di accettare senza discutere la richiesta della NATO di portare le spese militari al 5% del PIL. Questa decisione è molto gradita ai miliardari che investono in armi, ma costerà all’Italia lacrime e sangue. Dall’inizio dell’attuale legislatura gli acquisti in armamenti hanno già superato i 42 miliardi. Portare la spesa militare dall’1,68% sul PIL del 2022 al futuro 5%, significherà necessariamente tagliare tutto il resto, Scuola compresa; a meno che Giorgia Meloni non sappia moltiplicare miracolosamente i pani e i pesci e camminare sulle acque. Già attualmente lo Stato italiano è 12° nel mondo per spesa militare (33,4 miliardi di dollari nel 2022, che potrebbero crescere fino a 100 miliardi fino al 2035).

Promesse elettorali e realtà

Eppure nel 2022 il programma di Fratelli d’Italia prometteva grandi cose per la Scuola. Si assicurava un “Piano per l’eliminazione del precariato del personale docente e investimento nella formazione e aggiornamento dei docenti”. Si garantiva “Ammodernamento, messa in sicurezza, nuove realizzazioni di edilizia scolastica e residenze universitarie”, nonché “Maggior sostegno agli studenti meritevoli e incapienti”.

Malgrado le promesse, il salario netto medio degli insegnanti statali giace al palo dei 1.700 euro mensili, benché la valorizzazione dei docenti sia il primo passo da cui partire. Reperiti con facilità, invece, 750 milioni per le scuole private (50 più del 2024), attraverso due decreti firmati da Valditara all’inizio del 2025. I docenti precari sono in aumento dal 2015 (quando erano il 12% del totale), ma anche rispetto al 2022 (25%, per un totale di circa 250.000). Per l’edilizia scolastica servono 200 miliardi secondo Fondazione Agnelli. L’abbandono scolastico colpisce soprattutto le regioni più povere del Sud.

Lo Stato è di tutti? O solo di alcuni?

Orbene lo Stato, specie se democratico, dovrebbe esser l’organizzazione politica al servizio del popolo per curarne i bisogni. Esso dovrebbe agire per uniformare il benessere di tutti e garantirlo. D’altronde, è lapalissiano che, prima di combattere qualsiasi guerra, è opportuno curare l’istruzione di tutti i cittadini e la loro salute, altrimenti il Paese sarà sconfitto prima dai propri mali che da ipotetici nemici.

Non è però così per chi ha governato l’Italia negli ultimi 40 anni, visto il continuo calo della spesa per istruzione e sanità.

Scuola affossata, italiani sempre più raggirabili

È nota la difficoltà crescente, per la maggior parte degli italiani (persino diplomati), di ascoltare, parlare, leggere, scrivere e far di conto. Ciò comporta — e comporterà sempre più — l’incapacità, per la maggioranza di essi, d’informarsi, riflettere, ragionare, scegliere, senza lasciarsi ingannare dalla demagogia. Che sia proprio questo lo scopo dei continui tagli alla Scuola?

Riconosciamolo: alla maggioranza dei cittadini del Bel Paese di oggi importa poco o niente della Scuola. Dovrebbero inquietarsi, piuttosto, i docenti, che hanno scelto l’insegnamento per amore; e che di Scuola vivono.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate