Qualche giorno fa è stato siglato il CCNI sulla mobilità. A non firmare però la Gilda degli Insegnanti. A spiegare le motivazioni, durante la diretta della Tecnica risponde live del 18 marzo, Simone Craparo della direzione nazionale Gilda:
“Il CCNI riguarda il triennio dal 2025 al 2028, quindi siamo già ad un anno dall’applicazione di questo contratto e non era stato ancora sottoscritto durante l’anno dall’applicazione in quanto eravamo ancora sotto ipotesi di contratto (che è stato applicato nel primo anno di sua vigenza 2025-26). Noi pensavamo che non fosse oggetto di alcuna modifica per gli anni successivi, invece a febbraio arriva l’amara sorpresa che il Ministero voleva ritrattare alcune deroghe al vincolo triennale di mobilità.
Abbiamo detto subito di no, perché non possiamo giocare con la vita della gente, l’amministrazione diceva che non aveva ricevuto la certificazione del contratto da parte degli organi di garanzia, soprattutto del ministero della Funzione Pubblica che sosteneva che per l’applicazione delle norme comunitarie dovute al PNRR, le deroghe e i vincoli erano troppo spinti e quindi bisognava eliminare la deroga per figli di genitori ultra sessantacinquenni e abbassare da 16 a 14 anni quella per la deroga per chi era padre o madre di figli, appunto, di 16 anni, veniva abbassata a 14 anni.
Noi pensiamo che non si può giocare con la vita della gente perché molti docenti hanno fatto delle scelte la scorsa estate seguendo quello che era già stato sottoscritto dal Ministero e da noi sindacati che era quello di avere anche queste deroghe. Quindi non possiamo prendere in giro la gente che ha fatto delle scelte di vita e professionali e quindi non è giusto cambiare le regole mentre si gioca.
Quindi abbiamo scelto di non firmare, è stata una scelta ponderata perché il Ministero non si può nascondere dietro la certificazione da parte di un altro Ministero. Per noi l’amministrazione è sempre la stessa, il governo italiano, quindi avrebbero potuto benissimo correre ai ripari durante la legge di bilancio o la rimodulazione del PNRR, introducendo degli aspetti normativi che avrebbero potuto permettere di mantenere le deroghe. Questo non è stato fatto, devo dire, non per colpa del ministero dell’Istruzione e del Merito, questo diamo atto, però a noi non è bastato. Noi volevamo mantenere sempre le stesse regole perché le persone non vanno prese in giro”.
“Speriamo che l’amministrazione che si è presa l’impegno, mantenga le vecchie deroghe per le assegnazioni provvisorie, la partita è ancora aperta per la mobilità annuale, cioè utilizzazioni e assegnazioni provvisorie e a quanto pare dovremmo riuscire a mantenere le stesse deroghe, quelle dei genitori oltre 65enni, elevare quelle dei figli da 14 a 16 anni e mantenere naturalmente tutte le altre deroghe. Il nostro è stato un atto per dimostrare che non si può essere sempre d’accordo con tutto quello che fa il Ministero, soprattutto quando si rimangia la parola e siamo stati gli unici a non apporre la firma sul CCNI riguardante la mobilità.
Staremo a vedere cosa succederà nel prossimo nel CCNI per quanto riguarda utilizzazioni e assegnazioni provvisorie in cui non mancherà la nostra voce a difesa di tutti quei docenti che, ripeto, hanno fatto scelte di vita e professionali in base a delle regole che sembravano certe.
So che il ministero dell’Istruzione e del Merito si sta impegnando in tal senso, devo darne atto e c’è da superare alcuni cavilli. Tra l’altro la mobilità annuale è avvantaggiata dal fatto che è una mobilità provvisoria, appunto, che riguarda solo un anno.
Quindi secondo me ci sono buone probabilità di riuscire a riavere le deroghe tali e quali a quelle dell’anno scorso.