“Sulla sicurezza occorre ‘tolleranza zero’: bisogna riportarla per le nostre strade, attraverso le pattuglie che le rastrellano e le perlustrano in cerca di trafficanti di droga, di criminali, di delinquenti, e fare in modo che i nostri giovani possano continuare a godere del bene pubblico, delle piazze, dei giardini, delle spiagge, delle strade, delle scuole. È una situazione che ormai non si può più tollerare. Noi proporremo di impiegare tutte le forze necessarie, ma proporremo anche di cambiare le normative esistenti, quelle nazionali”. A dirlo, lunedì 10 agosto, è stato Roberto Vannacci, fondatore del neo partito Futuro Nazionale.
Intervenuto a margine del lancio dei gadget del partito a Lido di Camaiore, in provincia di Lucca, l’ex generale ha detto che il suo raggruppamento politico ha già “proposto una modifica dell’articolo 52, dell’articolo 53 del codice penale, sia sulla legittima difesa che sull’uso legittimo delle armi da parte delle forze dell’ordine e della forza coercitiva (il potere riconosciuto dalla legge allo Stato e ai suoi organi, come le forze dell’ordine, d’imporre il rispetto delle regole o vincere una resistenza fisica, ricorrendo alla forza materiale n.d.r.). E abbiamo proposto di modificare il codice civile in modo da impedire qualsiasi risarcimento ai criminali“.
Secondo Vannacci è sempre più necessario “l’uso sinergico di tutte le forze in campo, polizia locale compresa, e l’impegno del sindaco, perché la sicurezza è una delle precipue responsabilità del sindaco”, tanto da avere “in mano delle leve estremamente importanti”.
“Questo – ha continato l’ex generale – ce l’ha insegnato Gentilini, detto il sindaco sceriffo, che ha ribaltato completamente la situazione della sicurezza della propria città. Quindi il sindaco è sicuramente è uno degli attori principali, che deve poter operare, e deve operare per riportare la sicurezza ai cittadini e a tutta la città”.
A stretto giro di posta è arrivata la replica del sindacato di polizia Silp Cgil: Pietro Colapietro, a nome dell’organizzazione sindacale,
“La sicurezza dei cittadini e la tutela del territorio non si costruiscono con gli slogan o con il ritorno a modelli superati e pericolosi che evocano ‘rastrellamenti’ e militarizzazioni. Piuttosto che cedere alla propaganda della ‘tolleranza zero’ a parole, sarebbe ora di applicare la tolleranza zero verso l’unico vero zero con cui le donne e gli uomini in divisa si confrontano ogni giorno: zero risorse, zero assunzioni straordinarie e zero tutele sul piano salariale e previdenziale”.
“Le forze dell’ordine e le comunità locali non hanno bisogno di ‘sindaci-sceriffi’ né di interventi coercitivi di facciata – ha aggiunto Colapietro -. Per garantire la legalità e la vivibilità nelle nostre piazze, nei quartieri e nelle scuole servono politiche serie di prevenzione e un contrasto reale e strutturato alla criminalità organizzata. Mentre si parla di interventi punitivi, negli ultimi anni assistiamo a riforme che depotenziano strumenti di indagine fondamentali come le intercettazioni o cancellano reati come l’abuso d’ufficio, senza mettere in campo risposte concrete sulla corruzione”.
Per onore di cronaca, va ricordato che il Governo Meloni negli ultimi quattro anni ha approvato diversi provvedimenti in chiave di prevenzione di aggressioni, oltre che di sanzioni, soprattutto a livello giovanile.
L’ultima iniziativa riguarda l’imputabilità dei minorenni: il 23 luglio, il Governo ha varato il cosiddetto ddl “anti-maranza”. In soldoni il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per rendere più semplice processare i minorenni: la capacità di intendere e di volere del minore — dai 14 ai 18 anni — che commette un reato, ad esempio l’aggressione ad un insegnante, “si presume fino a prova contraria”. Finora doveva essere accertata caso per caso, adesso si inverte l’onere della prova.
Tra i vari provvedimenti approvati dal Governo in carica c’è anche quello della procedibilità d’ufficio per lesioni personali nei confronti di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni: “nel caso di lesioni lievi o lievissime solo attraverso la querela di parte, fino ad adesso era prevista la punibilità”, ha tenuto a dire nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante una conferenza stampa tenuta a palazzo Chigi.
Su quest’ultimo punto, ricordiamo che le modifiche all’articolo 583-quater del Codice Penale – introdotte con il Decreto Sicurezza (D.L. n. 48/2025), convertito con la Legge n. 80 dell’11 giugno 2025 – prevedono che anche l’aggressione ai danni del personale scolastico, docenti, dirigenti e Ata, nell’esercizio delle sue funzioni, è diventata un’ipotesi speciale di reato: le lesioni commesse nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio sono procedibili sempre d’ufficio, indipendentemente dalla prognosi o dalla gravità della lesione: a seconda della gravità del danno fisico cagionato, la reclusione va da 2 fino a 16 anni.