Scrivo a Perugia, dalla assemblea nazionale delle città per la Pace che celebrano i 40 anni dalla fondazione del coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani.
Ha appena finito di parlare Yousef Hamdouna, palestinese di Gaza, che era in Italia il 7 ottobre 2023 e non è più riuscito a rientrare nella terra dove la sua famiglia e il suo popolo sono stati massacrati e chi ancora vive sopravvive tra le macerie, senza cibo, senza medicine.
“Avete assistito in diretta ad un genocidio e non avete fatto niente”. Queste le sue parole che hanno toccato l’assemblea fatta di oltre 150 sindaci e amministratori che si sono alzati in piedi per un lunghissimo applauso che è stato solidarietà e vicinanza.
E in chiusura del suo intervento, poco dopo le 11.30 è stata data la notizia giunta da Oslo dell’assegnazione del premio Nobel per la pace a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana e presidente della commissione di inchiesta Onu che ha accusato Israele di genocidio a Gaza.
Una coincidenza che ha ammutolito la sala dei Notari, qui nel palazzo dei Priori, sede del comune di Perugia.
Giurista sudafricana, è stata giudice della Corte penale internazionale (Cpi) e, dal 2008 al 2014, Alto commissario dell’Onu per i diritti umani. Ha presieduto la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati che, nel 2025, ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza.
«La pace richiede giustizia», ha affermato il Comitato norvegese per il Nobel per la pace ha inteso rendere omaggio a una personalità che «con coraggio e integrità eccezionali ha aperto la strada a un ordinamento giuridico globale più completo. Una donna e una giurista che ha svolto un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio siano perseguiti penalmente.
Nata nel 1941 in Sud africa da una famiglia di origini indiane, Pillay ha difeso negli anni moltissimi prigionieri politici, e tra questi Mandela, “mantenendo una ferma bussola morale e una costante adesione ai principi fondamentali della giustizia, contribuendo a rafforzare il ruolo e l’efficacia del diritto internazionale».
Il comitato norvegese per il Nobel ha esaminato 287 candidature e ha scelto Pillay per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale, sottolineando che il riconoscimento intende ricordare come lo Stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, rappresenti il fondamento del sistema creato per garantire la pace e risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza.
Il Comitato, nelle motivazioni, ha ricordato inoltre il contributo determinante di Pillay alla storica decisione del Tribunale per il Ruanda che ha riconosciuto come lo stupro e la violenza sessuale possano costituire crimini contro l’umanità e atti di genocidio.
Celebrare il premio Nobel della pace oggi qui a Perugia assieme agli amministratori e alle molte scuole presenti in Sala dei Notari è allora davvero un segno di speranza in un tempo in cui la guerra è tornata ad essere uno “stile” politico sempre più normale e accettato.