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Aggiornato il 11.08.2025
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Nuovo anno scolastico al via con più divieti, regole e competizione. Valditara: “così si vincono le sfide della vita”

Il nuovo anno scolastico prenderà il via con un’impostazione più incentrata sulle regole e i divieti. Rispondendo sul Corriere della Sera all’intervento del giorno prima di Giovanni Lo Storto, direttore della Luiss, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha ribadito la sua posizione – che sembra piacere anche agli elettori di sinistra – a proposito delle critiche prodotto da alcuni studenti all’Esame di Stato, con tanto di scena muta da parte di alcuni maturandi: Valditara ha replicato a Lo Storto, non del tutto contrario alle proteste studentesche, sostenendo che probabilmente il direttore della Luiss ha esposto la sua analisi limitandosi “a prendere spunto dalla polemica giornalistica relativa ad alcuni recenti fatti (le critiche di alcuni studenti all’esame di Stato) anziché approfondire la complessiva azione posta in essere dal ministero dell’Istruzione e del Merito e la filosofia che la ispira”.

Dopo aver ricordato che si è trattato solo di “una decina di studenti” che “ha rifiutato di sostenere l’esame orale alla cosiddetta Maturità”, il responsabile del Mim ha tenuto a dire che questi episodi hanno “avuto più rilevanza mediatica, per esempio, di quelle ben più numerose testimonianze di giovani che hanno affrontato in un reparto di oncologia l’intero anno scolastico volendo a tutti costi sostenere l’esame finale, preparandosi con grande impegno, voglia di farcela, voglia di avere un futuro, senso di responsabilità. Molti di loro hanno preso 100 e lode. Ecco, penso che non sarebbe male ogni tanto ricordare esempi di questi tipo”.

In effetti, quella del 2025 è sta una protesta infinitesimale, se pensiamo che a sostenere la maturità ogni anno sono oltre mezzo milione di studenti, ma tanto poco è bastato allo stesso ministro per imporre una nuova regola (la bocciatura) nei confronti di tutti coloro che dal prossimo anno dovessero decidere di non proferire verbo durante l’orale della maturità.


Valditara si è quindi soffermato sulle “motivazioni della protesta: la più diffusa e polemica contestava la valutazione, i voti, così come la competizione. Quindi, per conseguenza, lo scarso rilievo dato alla persona”. Secondo il Ministro “sono due critiche che solo apparentemente, o meglio solo strumentalmente, possono stare insieme”.

“Chi avesse la pazienza di approfondire la mia idea di scuola – ha scritto – scoprirebbe che è incentrata sulla persona, sulla valorizzazione dei talenti, sulla centralità dello studente, non solo declamata, ma concretamente realizzata. Penso alle nuove Linee guida sulla Educazione civica incentrate sulla cultura del rispetto, ai nuovi programmi scolastici, che parlano di educare all’empatia, al docente tutor, ad Agenda Sud (e ora Agenda Nord), al programma Scuola Estate, alla possibilità per i genitori di scegliere la continuità didattica sul sostegno. Ma penso anche alla riforma dell’istruzione tecnico-professionale, il cosiddetto 4+2 con la istituzione, fra l’altro, dei campus che per la prima volta collegano scuola, its, università e imprese”.

E penso proprio alla riforma dell’esame conclusivo del percorso scolastico. Ben prima di questo boicottaggio della maturità avevo dichiarato che era mia intenzione cambiare l’esame di Stato, riportandolo a vero esame di Maturità, un concetto questo sempre più raro nella nostra società”, al fine di valutare “la persona a 360 gradi. La riforma è fra l’altro già pronta. Per mettere realmente la persona al centro e per valorizzarla, non solo a parole, occorre tuttavia aiutarla ad affrontare le sfide della vita, partendo dalla necessità di saper rispettare le regole, assumersi le proprie responsabilità, e nel contempo occorre aiutare il giovane a superare sconfitte e ad affrontare frustrazioni”.

“Questo – ha continuato il numero uno del dicastero bianco – è proprio il compito della scuola. La via più comoda, che nega la valutazione, che rifugge dalla competizione, che rifiuta il merito, che odia i divieti, che ritiene che la responsabilità sia sempre di altri o magari della società, è la via che in Italia abbiamo già sperimentato, è quella del vietato vietare, del 6 e del 18 politico, del rifiuto del merito e della irresponsabilità dilagante”.

“Non è quella la via che aiuta veramente i giovani a diventare adulti, ad affrontare le sfide della vita e possibilmente a vincerle”, ha concluso Valditara.

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