Continua la crisi della scuola in Francia. Gli istituti sprovvisti di personale docente, anche per le discipline di base, risultano numerosi. La problematica di reclutamento si basa, in particolare, sull’attrattività della professione, che continua a calare in quanto la retribuzione non risulta essere più in linea con le aspettative per il lavoro richiesto ed il costo della vita. Nonostante gli scatti retributivi di anzianità che ai docenti senior garantiscono una retribuzione via via più adeguata, il dramma resta per i giovanissimi che si avvicinano alla professione, costretti ad accettare lavoro sommerso, retribuzione quasi minima e trasferimenti, ossia mobilità, che consumano migliaia di chilometri all’anno. Ora, decine di migliaia di scuole su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalle differenze economiche e strutturali delle regioni francesi, condividono la medesima e strutturale problematica: mancano docenti e l’eduzione è a rischio. Le sigle sindacali rappresentative, difatti, lamentano un’implementazione del piano “France 2030” che non tiene affatto in considerazione i docenti e le loro necessità, ma una mera innovazione tecnologica che, senza il personale specializzato, non potrà mai essere introdotta e dunque mai utilizzata.
Secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2022 i quindicenni francesi si sono classificati al penultimo posto tra i paesi del G7 in matematica, ultimi in lettura e ultimi a pari merito con l’Italia in scienze: i loro peggiori risultati di sempre. Il ministero dell’istruzione sostiene che la spesa per le scuole sia aumentata dall’insediamento del presidente Emmanuel Macron nel 2017, ma i sindacati ribattono che tale affermazione non regge se si escludono le pensioni e si tiene conto dell’inflazione. I genitori francesi sono indignati per l’aumento del numero di alunni per classe, l’invecchiamento sistematico degli edifici scolastici e l’assenza di insegnanti che non vengono sostituiti, poiché il governo cerca di contenere i costi il più possibile. “Se la settima economia mondiale non è in grado di finanziare l’istruzione dei propri cittadini, è incomprensibile e scandaloso”, ha affermato Gregoire Ensel, genitore di uno studente liceale e vicepresidente di una federazione nazionale dei genitori intervistato da Reuters. “Non vogliamo sentire l’argomento che ‘costa troppo’”, ha detto, poiché l’istruzione è un investimento per il futuro.
Le pensioni sono una questione molto delicata in Francia, dove il governo ha dovuto affrontare minacce persistenti alla sua sopravvivenza da quando le elezioni anticipate di Macron dello scorso anno lo hanno lasciato con un parlamento il cui potere era “sospeso”. I tentativi passati di riformare il sistema hanno scatenato proteste e proprio questo mese i legislatori hanno sospeso la riforma del 2023 voluta dal presidente per aumentare l’età pensionabile da 62 a 64 anni, nell’ambito dei negoziati per approvare il bilancio 2026. Il sistema francese a ripartizione, eredità del welfare del dopoguerra, si basa quasi interamente sui contributi salariali. La spesa per ogni alunno della scuola primaria scende a 7.726 euro all’anno senza le pensioni, rispetto agli 8.450 euro con le pensioni, secondo i calcoli dell’Institut des Politiques Publiques, un altro think tank che collabora con parlamento ed esecutivo francese. Le spese pensionistiche spiegano il paradosso della spesa per l’istruzione, che è superiore a quella di molti paesi simili, ma che comunque si traduce in classi più numerose e insegnanti meno pagati, ha affermato Julien Grenet, economista dell’istruzione presso la Paris School of Economics.